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    <title>Articoli</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli</link>
    <description>Articoli da www.giovannikessler.it</description>
    <language>it-IT</language>
    <item>
      <pubDate>Wed, 30 Dec 2009 17:02:00 GMT</pubDate>
      <title>Una migliore qualità della nostra democrazia</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/una_migliore_qualita_della_nostra_democrazia</link>
      <description>
&lt;p&gt;
Quando Giovanni Kessler era ragazzo e un amico aveva bisogno di un parere sincero, con lui si andava sul sicuro: la schiettezza non gli mancava. Lui dice che è una dote, prima ancora che caratteriale, antropologica. Nel senso delle radici trentine, di quel pragmatismo che ha sempre connotato gli abitanti di questa terra. C&apos;è da credergli, anche se è inevitabile sospettare che in tutto questo vi sia una buona dose di ereditarietà, pensando al carattere del padre Bruno, un grande protagonista della nostra storia più recente che in fatto di schiettezza, oltre che di straordinario intuito, non aveva rivali.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Kessler: un cognome che pesa. E che Giovanni ha portato sempre con disinvoltura, sicuramente con orgoglio, anche quando agli inizi degli anni Novanta - dopo essersi brillantemente laureato in legge ed essere diventato magistrato - viene nominato sostituto procuratore a Trento, nel bel mezzo del ciclone di tangentopoli. &lt;br /&gt;
Deputato nel 2001, ha alternato l’impegno politico con alte responsabilità istituzionali, come l’incarico di Alto Commissario per la lotta alla Contraffazione.&lt;br /&gt;Ha fondato l’Associazione per il Partito Democratico, nelle cui file nel 2008 è stato eletto consigliere provinciale, per poi essere nominato Presidente del Consiglio provinciale.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Una biografia ricca per un uomo che ha appena passato la cinquantina. Una storia personale che un po’ intimorisce. &amp;quot;Eppure in privato sono uno spirito gioviale, anche se forse non si direbbe a prima vista&amp;quot;, ammette. &lt;br /&gt;Alla politica Kessler arriva dopo un &amp;quot;giro largo&amp;quot;, passando per esperienze dure e altamente formative: basti ricordare le missioni OSCE in Kossovo e nell&apos;Est Europa per la Commissione Europea. Sono anche queste esperienze che delineano il leit motiv del suo impegno. “Ho capito che la cosa di cui si avverte più bisogno è la fraternità, il rispetto reciproco tra le persone. Il rischio del nostro tempo è quello di permettere che si affermi un «indurimento del cuore» ed un «rammollimento dello spirito»”. Giovanni Kessler richiama un passo di Jacques Maritain di straordinario valore e di assoluta attualità, assunto come motto dagli studenti della Rosa Bianca di Monaco: «Bisogna avere un cuore tenero e uno spirito duro». Esattamente l’opposto di ciò che sta accadendo in Italia, e che rischia di succedere anche in Trentino, se venissero meno l’apertura al senso di comunità e la coerenza dell’agire politico. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Di qui la necessità che la classe dirigente, cioè l’insieme dei corpi sociali e dei soggetti economici, civili, culturali che operano in Trentino, si assuma fino in fondo la propria responsabilità. Un impegno di natura straordinaria per affrontare in modo adeguato le sfide della globalizzazione dell’economia e dei saperi. &amp;quot; E’ necessario ripensare in profondità il rapporto tra le risorse e le competenze dell’autonomia e la gerarchia delle sue priorità. L’autonomia non è solo un’opportunità per avere più soldi: l’autonomia è un popolo che si sa governare sulla base di un progetto. Senza questa assunzione di responsabilità la tenuta dell’attuale assetto autonomistico appare alquanto precaria, messa in discussione da uno stillicidio di provocazioni e di tentazioni di taglio drastico delle sue prerogative. Il Trentino deve trovare la forza per ripensare culturalmente la propria identità, evitando il rischio che essa sia manipolata e condizionata dall’azione di gruppi e di corporazioni con interessi particolari &amp;quot;. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Il &amp;quot;Trentino che verrà&amp;quot; dovrà dunque, per il Presidente del Consiglio provinciale, passare attraverso tre snodi principali. &lt;br /&gt;
Innanzitutto, una più matura consapevolezza del radicamento internazionale della nostra Autonomia speciale e della necessità di sviluppare quella dimensione. Una sensibilità che Kessler ha maturato nelle sue esperienze a livello internazionale, nonché con la recentissima assunzione della Presidenza della CALRE (la Conferenza delle Assemblee legislative delle regioni d’Europa). &lt;br /&gt;
In secondo luogo, il rafforzamento dell&apos;inscindibile legame con Bolzano e con il Tirolo. &amp;quot;Ciò deve tradursi - spiega Kessler - nella creazione di istituzioni comuni, come il GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale), che abbiamo lanciato recentemente a Mezzocorona, in occasione della seduta congiunta dei tre Consigli. Altrettanto importante è lo sforzo di costruire una cultura comune e un comune sentire, rafforzando i legami profondi fra le comunità di questi territori. Dai nostri speciali rapporti con esse è nata la nostra Autonomia e solo se li sapremo far crescere riusciremo a mantenerla&amp;quot;. &lt;br /&gt;
In ultimo, l&apos;Autonomia speciale si deve tradurre nella continua ricerca dell&apos;eccellenza, sul piano amministrativo e legislativo, ma non solo. &amp;quot;Lavorare per l&apos;Autonomia deve significare anche coltivare uno speciale orgoglio, unito ad un profondo senso di responsabilità nell&apos;adempiere ai propri doveri&amp;quot;. &lt;br /&gt;Tutto questo richiede di migliorare la qualità della nostra democrazia locale, creando regole e comportamenti nuovi che rompano le concentrazioni di potere. &amp;quot;E’ necessario - ribadisce Kessler - impegnarsi perché la politica torni ad essere basata sulla partecipazione dei cittadini. I partiti sembrano, purtroppo, aver perso il loro ruolo di orientamento culturale e politico, di discussione e di decisione partecipata, per ridursi spesso a chiusi comitati elettorali”. Così, nella prassi quotidiana viene “esaltato il momento della decisione, mentre si tende a mortificare quello della partecipazione”.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

La politica ha quindi bisogno di un cambiamento culturale. &amp;quot;Un cambio di mentalità richiesto non alle persone che con passione praticano le più varie forme di volontariato politico, ma a chi ha fatto della politica la propria esclusiva fonte di reddito. E questo è anche un modo di riconnettere azione politica e vita reale &amp;quot;.&lt;br /&gt;
Il PD per Kessler è un grande strumento di rinnovamento democratico della politica. &amp;quot;Un PD può accendere l’ideale democratico nel cuore della gente, riconoscendo il valore del contributo di ciascuno, con nuovi strumenti di partecipazione &amp;quot;.&lt;br /&gt;Se democrazia significa davvero partecipazione e se partecipazione significa reale coinvolgimento dei cittadini anche nel governo della propria terra, ecco qui già delineato l&apos;identikit del prossimo candidato a presidente della Provincia, per le prossime elezioni del 2013: una persona che sappia ascoltare e coinvolgere i cittadini prima di decidere. &amp;quot;Questa persona dovrebbe avere la creatività istituzionale per strutturare una Provincia che sappia limitare il suo intervento nella società e nell’economia, senza confondere la giusta missione di sostegno allo sviluppo ed alla giustizia sociale con la pretesa di occupare ogni spazio. Vorrei – conclude Kessler - che fosse una persona in grado di entrare in sintonia con la sensibilità del popolo trentino e di valorizzare le esperienze personali di tutti, affinché ognuno si senta chiamato a fare la propria parte e a dare il proprio contributo&amp;quot;. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Mauro Marcantoni
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
da &amp;quot;&lt;a href=&quot;http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/&quot; target=&quot;_self&quot;&gt;il Trentino&lt;/a&gt;&amp;quot; del 30 dicembre 2009
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 16:25:47 GMT</pubDate>
      <title>Collegamenti ferroviari, banda larga e appalti pubblici</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/collegamenti_ferroviari_banda_larga_e_appalti_pubblici</link>
      <description>
&lt;p&gt;
L&apos;ordine del giorno 71, approvato all&apos;unanimità, impegna la Giunta a trasmettere ogni due anni al Consiglio provinciale una relazione corredata da tutti gli elementi conoscitivi in merito al processo di informatizzazione del Trentino, evidenziando anche l&apos;impegno finanziario. Ad illustrare l&apos;atto politico è stato il capogruppo del Partito democratico Luca Zeni. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Odg 72 Giovanni Kessler - Collegamenti diretti con Roma e le maggiori città italiane &lt;br /&gt;Anche quest&apos;ordine del giorno è stato approvato all&apos;unanimità con il parere favorevole della Giunta espresso dal presidente Dellai. Il dispositivo impegna a promuovere iniziative di confronto con i vertici di Trenitalia o altri gestori del traffico ferroviario passeggeri, per raggiungere ad accordi che soddisfino l&apos;esigenza di ripristinare adeguati collegamenti fra il Trentino, la Capitale e le maggiori città italiane. Si chiede inoltre di potenziare le risorse destinate al settore dei trasporti per favorire l&apos;utilizzo del mezzo ferroviario da parte degli utenti trentini o di coloro che intendono raggiungere il nostro territorio. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Odg 73 di Giovanni Kessler - Attività conoscitive relative agli appalti di lavori pubblici&lt;br /&gt;Con il &amp;quot;sì&amp;quot; dell&apos;esecutivo espresso ancora dal presidente Dellai, l&apos;odg proposto e approvato dall&apos;aula prevede che l&apos;esecutivo fornisca alla competente commissione del Consiglio un quadro conoscitivo esauriente in materia di appalti di lavori pubblici nella nostra provincia, mettendo a disposizione la necessaria documentazione, assicurando la partecipazione dei responsabili delle strutture competenti alle sedute, con riferimento anche al tema dell&apos;impegno finanziario. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
I testi completi sono disponibili sulla parte destra della pagina, sotto il menu &amp;quot;Documenti correlati&amp;quot;.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Foto di Kevin Dooley, &amp;quot;Night train&amp;quot; (rilasciata sotto licenza CC - alcuni diritti riservati) 
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 15:02:53 GMT</pubDate>
      <title>La scommessa di Dellai</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/la_scommessa_di_dellai</link>
      <description>
&lt;p&gt;
Il Presidente della Provincia Lorenzo Dellai ha relazionato al Consiglio provinciale in merito all’accordo, siglato a Milano con i ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, su richiesta del presidente dell’Assemblea legislativa Giovanni Kessler.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

La rilevanza dell’accordo, che ridefinisce l’assetto dei rapporti finanziari fra lo Stato e la Provincia autonoma di Trento (assieme a quella di Bolzano ed alla Regione), rappresenta un passaggio fondamentale per l’autonomia trentina ed è destinato ad incidere profondamente nella sua futura evoluzione. Il sistema finanziario provinciale costituisce infatti uno degli aspetti strategici dell&apos;ordinamento statutario, anche alla luce della riforma sul federalismo fiscale in corso di attuazione.&lt;br /&gt;
Da qui l’esigenza di un confronto in sede istituzionale locale, a cui il presidente della Provincia aveva già dato la propria disponibilità.&lt;br /&gt;Rimane il fatto che il Consiglio è rimasto escluso da un preliminare confronto sui contenuti dell&apos;accordo, che, invece, è avvenuto sotto la regia esclusiva degli esecutivi. Su questo il presidente Giovanni Kessler non ha nascosto il proprio disappunto. “Esprimo rammarico e disagio di fronte al fatto che il Consiglio provinciale, organo rappresentativo dell’intera comunità, non sia stato coinvolto nella definizione di questa intesa che rappresenta un passaggio fondamentale nella evoluzione dell’autonomia provinciale”.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

L’intesa sottoscritta il 30 novembre consente, infatti, con una norma che sarà inserita attraverso un emendamento alla legge finanziaria dello Stato - in discussione in Parlamento - di modificare il titolo VI° dello Statuto di autonomia (quello relativo alle norme finanziarie) e di conseguenza introdurre un nuovo modello di finanza provinciale, senza necessità della procedura costituzionale stabilita dall&apos;articolo 103 dello Statuto.&lt;br /&gt;“Quello che preoccupa - sostiene Kessler – è che si venga ad affermare un precedente, secondo il quale si può cambiare una parte fondamentale del nostro Statuto attraverso l’esclusivo accordo dei rappresentanti dei due poteri esecutivi (Provincia e Stato), senza il coinvolgimento e la condivisione della comunità interessata e delle Istituzioni che la rappresentano”.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
01 dicembre 2009
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Foto di Víctor Pérez , &amp;quot;BAD DEAT Storyboard - Shot#08.&amp;quot; (rilasciata sotto licenza CC - alcuni diritti riservati) 
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Fri, 30 Oct 2009 18:13:53 GMT</pubDate>
      <title>Un debito con una storia e una cultura in comune</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/un_debito_con_una_storia_e_una_cultura_in_comune</link>
      <description>
&lt;p&gt;
Le assemblee provinciali di Trento e Bolzano, il Landtag del Tirolo, si riuniscono oggi per la nona volta, assieme ai rappresentanti del Vorarlberg come osservatori. A diciotto anni dal primo incontro di Merano, non possiamo evitare una riflessione sul valore ed anche sui risultati di questa iniziativa, sulla sua attualità e su forme future di evoluzione. Evitiamo così il riproporsi meccanico di appuntamenti che rischiano di perdere via via di significato.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Le ragioni che hanno spinto i nostri predecessori nel 1991 a creare un luogo politico comune tra le nostre comunità sono oggi più vive che mai, e tali sono percepite, non solo dal ceto politico, ma anche tra le nostre popolazioni. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Abbiamo&lt;/b&gt; &lt;b&gt;una storia in comune&lt;/b&gt;: ricordiamo quest’anno un personaggio storico che rappresenta la resistenza delle nostre popolazioni al modello di Stato giacobino-napoleonico e alla teoria degli Stati nazionali che prevalse poi in Europa nei due secoli successivi. D’altronde alcuni secoli fa le nostre terre sono state unite, attraverso la figura di Michael Gaismayr, da pulsioni ispirate all’equità ed alla giustizia sociale. Non abbiamo bisogno di restare fissi su un passato, anche per non correre il rischio di rievocazioni che possono suonare ad alcuni come folkloristiche. Anche nella storia recente abbiamo potuto contare su personaggi che hanno rappresentato una comune identità delle nostre comunità. È ancora forte la memoria e il rimpianto per il Vescovo di Bolzano-Bressanone Wilhelm Egger, che, non a caso, scelse come suo motto la parola “syn”, “insieme”, rendendo con un’immagine quasi plastica l’intreccio di relazioni umane che si è sviluppato intorno al Brennero. Ci unisce un altro grande figlio di questa terra, Alexander Langer, che, nella sua testimonianza personale e politica , al grido per la salvaguardia del Creato ha saputo accompagnare l’intuizione degli elementi di “distinzione in un contesto di indistinzione”.&lt;i&gt; &lt;/i&gt; Mi piace infine menzionare un artista di questa terra, Othmar Winkler, che ricordiamo proprio in questi giorni con una mostra presso il nostro Consiglio e che nella sua vita ha incarnato l’identità Trentino-Tirolese e ne ha ben rappresentato spirito e storia nelle sue opere. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Non è solo nella storia, però, che troviamo le ragioni dello stare insieme delle nostre comunità. Dobbiamo anzi evitare il rischio di una “indigestione” di storia, enfatizzata, adattata, reinterpretata a seconda degli interessi e delle tesi che vogliamo sostenere. La storia ci ha visti uniti per secoli, ma in essa riemergono anche le ragioni e i segni delle divisioni che ancora perdurano tra noi. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Abbiamo&lt;/b&gt; &lt;b&gt;una comune cultura, una comune identità&lt;/b&gt;, che uniscono le comunità del Tirolo, del Sud Tirolo e del Trentino. Un destino comune che si è formato&lt;i&gt; &lt;/i&gt;dall’abitare questa terra di montagna, questo spazio alpino delle Alpi Centrali, questo vero e proprio “cuore d’Europa”. Una terra che da sempre ha avuto una funzione di cerniera tra territori ubicati da una parte all’altra dello spartiacque orografico. Solo l’avvento degli Stati nazionali e la ferita del Trattato di Saint Germain del 1919 hanno spezzato la contiguità territoriale tra i versanti opposti delle Alpi. Oggi, con la crisi della visione ottocentesca degli Stati nazionali e l’avvento dell’Europa di Schengen, non gli spartiacque (Wasserscheide Linie), bensì le chiuse di fondovalle tornano ad essere le vere colonne d’Ercole della nostra comunità. Le discontinuità nelle Alpi non si trovano, infatti, fra gli opposti versanti, ma tra la pianura e la montagna. Nella tradizione delle popolazioni alpine trentino-tirolesi, la voglia di comunità, fortemente incarnata e radicata su di un territorio è inscritta nel DNA culturale degli uomini di questa terra. Abbiamo in comune anche una medesima spiritualità, che ci viene dal vivere circondati da queste montagne, che ci danno il senso del limite della nostra natura e allo stesso tempo spingono in alto i nostri pensieri. Una spiritualità che si è espressa in una fede cristiana che ha segnato in maniera unitaria le nostre comunità.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Abbiamo&lt;/b&gt; &lt;b&gt;interessi comuni&lt;/b&gt;, che vengono da un medesimo ambiente, da forme comuni di organizzazione sociale e di processi economici sedimentatesi nel tempo. Ci unisce l’interesse a preservare e a valorizzare l’ambiente naturale unico in cui viviamo. Il sostegno e lo sviluppo dell’economia rurale di montagna, che consente il popolamento delle nostre valli e il mantenimento equilibrato del territorio. Abbiamo il comune interesse a forme di trasporto sostenibili di persone e di merci che uniscano i nostri territori, che ci mantengano nella posizione di cerniera in Europa, nella salvaguardia dell’ambiente. Ancora, l’industria dell’ospitalità, frutto della storia e della cultura di accoglienza dei nostri territori, ha bisogno di trovare nuove forme di sviluppo e promozione comuni, per reggere alla concorrenza mondiale e per contribuire in maniera determinante al benessere economico della nostra comunità.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Sempre più percepiamo come questi interessi comuni richiedono un livello adeguato e unitario di governo, che non può essere in tutti i casi quello delle singole province, ma nemmeno quello di ambito nazionale, o quello di unione con territori limitrofi fuori dal contesto centro alpino. Ed anche la storia e la cultura comuni di Trentino, Sud Tirolo e Tirolo hanno bisogno di trovare un luogo di confronto, di elaborazione e di espressione unitaria, oggi ancora largamente insufficiente.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Oggi, nonostante la caduta delle frontiere nazionali all’interno dell’Europa, non siamo ancora riusciti a dare un luogo comune a questa comunità trentino-tirolese. Il Dreier Landtag rappresenta l’unica istituzione comune di questa comunità allargata, un’istituzione di grande importanza anche perché riunisce i rappresentanti eletti dal popolo. Il suo contributo all’espressione di una comune identità e al governo comune degli interessi che ci uniscono è, però, ancora al di sotto delle necessità del nostro tempo. Le riunioni a cadenza biennale –un tempo biblico per le tumultuose dinamiche della politica- e l’assenza di strumenti istituzionali di controllo sugli esecutivi ne fanno uno strumento valido come stimolo politico, ma insufficiente come luogo delle decisioni di cui ci sarebbe bisogno. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Abbiamo perciò la responsabilità, come rappresentanti politici, di trovare forme, luoghi, istituti che consentano a questo popolo di esprimersi assieme e di programmare e governare assieme alcuni momenti importanti per il destino della nostra comunità. Non c’è un luogo più adatto, più legittimato ed autorevole che il Dreier Landtag, nel quale questo dibattito possa esprimersi ed in cui si possano trovare convergenze e proporre strumenti per il futuro.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Nella seduta odierna discuteremo proposte di mozione sui temi di interesse comune, sociali, ambientali, economici, di grande rilievo per la nostra comunità. Accanto a questi, per iniziativa dei tre presidenti e di consiglieri di tutte le nostre assemblee, esamineremo anche la proposta di dare una forma istituzionale nuova alla collaborazione tra Trentino, Sud Tirolo e Tirolo, che consenta l’attuazione di progetti comuni e che dia forma in questo modo, anche sul piano istituzionale, alla comunità trentino – tirolese del ventunesimo secolo. Una istituzione che deve vedere per la prima volta coinvolti direttamente i tre governi, con la necessaria partecipazione delle tre assemblee, in un quadro di poteri ben definiti. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Ritengo che si tratti per questo di un momento molto importante per la nostra comunità, di un passo significativo verso un comune futuro, in qualche modo di un debito che cominciamo a pagare alla nostra storia e alla nostra cultura comune. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Con queste convinzioni e con questo spirito auguro a ciascuno di noi buon lavoro per il bene della nostra comunità. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Giovanni Kessler
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 26 Oct 2009 16:17:31 GMT</pubDate>
      <title>Scegli tu!</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/scegli_tu</link>
      <description>
&lt;p&gt;
“Scegli tu!” è stato lo slogan delle primarie di domenica scorsa.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
E gli elettori hanno scelto. In massa si sono recati alle urne, hanno pagato i due euro ed hanno votato il segretario del PD. Tre milioni in tutta Italia, ventimila in Trentino (molti di più che alle primarie dello scorso anno in cui fu eletto Pacher) sono un segnale di gradimento della formula delle primarie e di grande vitalità del partito. Alla faccia degli avversari che avevano scommesso su un PD in fase calante e di quei commentatori politici che ci avevano spiegato che le primarie per il segretario non potevano funzionare.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
“Scegli tu!”, e gli elettori hanno scelto Bersani segretario. In Trentino con una percentuale del 55%, superiore a quella nazionale e superiore a quella del 50%, ottenuta poche settimane fa tra gli iscritti trentini. Come capolista della lista Bersani in Trentino non posso che compiacermene. Eletto all’Assemblea Nazionale, potrò lavorare per il suo progetto di un partito concreto, capace di prendere il governo del Paese.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
“Scegli tu!” ha funzionato anche per il segretario trentino. La scelta è stata molto chiara: Michele Nicoletti è stato il più votato con 6.461 voti (33,10 %), Giorgio Tonini ha ricevuto 5.449 voti (27,8%), Roberto Pinter 4.962, (25,35%) e Renato Veronesi 2.700 (13,7%). Cinque punti di percentuale e mille voti di differenza tra il primo e il secondo. Sono felice di questo risultato che vede un vincitore e nessuno sconfitto e che premia tutti noi che ci eravamo impegnati per Nicoletti segretario. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Ora Michele Nicoletti ha il compito, affidatogli dagli elettori, di avviare una gestione condivisa del partito. L’assemblea, che a norma di statuto dovrà eleggere il segretario tra i due più votati, dovrà fare in modo che nessuno sia escluso e che il partito sia di tutti. Qualcuno invece già dice che l’assemblea ratificherà un accordo tra i gruppi di Tonini e Pinter per far eleggere segretario il primo. Vorrebbe dire escludere il candidato scelto dagli elettori per motivi di appartenenza all’una o all’altra cordata. Vorrebbe dire che a scegliere il segretario non sono gli elettori, ma i gruppi. Altro che “scegli tu!”. Per questo non credo alle dicerie e mi voglio godere insieme con voi questo momento di gioia per un grande successo di democrazia.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Giovanni Kessler
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Foto di RyanBSchultz, &amp;quot;two paths. choose one.&amp;quot; (rilasciata sotto licenza CC - alcuni diritti riservati) 
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Sat, 17 Oct 2009 20:05:13 GMT</pubDate>
      <title>Mi rivolgo ai democratici che non hanno smesso di sperare</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/mi_rivolgo_ai_democratici_che_non_hanno_smesso_di_sperare</link>
      <description>
&lt;p&gt;

Di sperare che il nostro Paese possa risollevarsi e riprendere il suo cammino verso una società di livello&lt;br /&gt;
europeo, che rispetti i diritti di tutte le persone, che custodisca gelosamente la qualità dell’ambiente in cui&lt;br /&gt;
viviamo, che offra scuole, ospedali, trasporti efficienti e accessibili, che amministri la cosa pubblica con&lt;br /&gt;
rigore e trasparenza e apra opportunità di lavoro a tutti e in particolare ai più giovani, premiando il merito&lt;br /&gt;
e l’impegno.&lt;br /&gt;
In Trentino lo possiamo fare.&lt;br /&gt;
Lo abbiamo fatto negli anni ’60 e ’70 quando forti intuizioni politiche e un riformismo coraggioso hanno&lt;br /&gt;
fatto del Trentino, un tempo terra di emigrazione, un’area tra le più sviluppate d’Italia.&lt;br /&gt;
Oggi possiamo ripetere questo sforzo facendo della nostra provincia un’area tra le più sviluppate&lt;br /&gt;
d’Europa.&lt;br /&gt;
Le risorse istituzionali e finanziarie dell’autonomia, la stabilità della coalizione di governo di&lt;br /&gt;
centrosinistra autonomista, lo straordinario ambiente naturale e la ricchezza umana della società trentina&lt;br /&gt;
rendono questo obiettivo possibile se solo sappiamo dotarci di strumenti politici all’altezza di questo&lt;br /&gt;
compito.&lt;br /&gt;
Il Partito Democratico del Trentino è oggi il primo partito della nostra provincia e può essere il motore di&lt;br /&gt;
questo disegno di innovazione della società trentina. Un’innovazione che stimoli le intelligenze e la&lt;br /&gt;
creatività e sia solidale con i più deboli. Che usi le straordinarie scoperte della scienza e della tecnologia&lt;br /&gt;
per ritrovare un rapporto più rispettoso e profondo con l’ambiente naturale. Che usi le risorse della cultura&lt;br /&gt;
per fare memoria delle nostre storie di ieri e costruire una convivenza pacifica e giusta nella società&lt;br /&gt;
pluralista di oggi.&lt;br /&gt;
Il Partito Democratico del Trentino vuole essere un partito aperto alla società e per questo invita tutti i&lt;br /&gt;
suoi elettori il 25 ottobre prossimo ad eleggere i suoi dirigenti e a determinare la sua linea politica, sia a&lt;br /&gt;
livello nazionale che a livello provinciale.&lt;br /&gt;
Come candidato alla segreteria provinciale, il mio programma vuole mettere al centro la formazione&lt;br /&gt;
politica di una nuova classe dirigente comunale, provinciale e nazionale; un metodo di lavoro fondato&lt;br /&gt;
sullo studio dei problemi concreti delle comunità e su uno stile rigoroso e trasparente di impegno&lt;br /&gt;
pubblico; un forte senso di collegialità interna al Partito e alla coalizione che eviti conflitti e dia spazio&lt;br /&gt;
alle iniziative costruttive; il recupero del patrimonio ideale dei democratici, ossia delle grandi idee di&lt;br /&gt;
libertà, uguaglianza e fraternità, perché una politica senza idee non è in grado di trasformare la realtà.&lt;br /&gt;
Se sapremo costruire in questo modo il Partito Democratico del Trentino, avremo dato un grande&lt;br /&gt;
contributo anche al Partito Democratico nazionale.&lt;br /&gt;
La sfida di costruire assieme il Partito Democratico del Trentino secondo questi ideali è stata già raccolta&lt;br /&gt;
da 111 persone, donne e uomini impegnati con passione e competenza in ambiti professionali diversi,&lt;br /&gt;
accomunati da un’identica passione per il rinnovamento della politica, che in tutta la provincia hanno dato&lt;br /&gt;
la loro disponibilità a candidare nelle liste dei “Democratici insieme” a me collegate.&lt;br /&gt;
Aver meritato la loro fiducia è per me un grande onore e il 25 ottobre spero di poter meritare anche la&lt;br /&gt;Vostra.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Michele Nicoletti
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

&lt;i&gt;Michele Nicoletti è professore di Filosofia politica all’università di Trento.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Ha 52 anni, è sposato e ha tre figli. È socio fondatore del PD e membro dell’Assemblea Nazionale.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;È stato candidato alle elezioni europee nella lista del PD nella circoscrizione nord-orientale.&lt;/i&gt;
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;a href=&quot;http://new.michelenicoletti.eu/&quot; target=&quot;_self&quot;&gt;http://new.michelenicoletti.eu/&lt;/a&gt;
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Thu, 08 Oct 2009 16:15:50 GMT</pubDate>
      <title>L’unità del PD del Trentino</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/l_unita_del_pd_del_trentino</link>
      <description>
&lt;p&gt;

Il livoroso editoriale dell’Adige di ieri offende l’esperienza politica del più grande partito trentino e i personaggi che dell’articolo sono gli involontari protagonisti: la vittima, “il pacifico Pacher” e il carnefice Kessler, “l’eterno rivale”. Ma prima ancora offende la verità dei fatti. E dai fatti occorre allora ripartire per ragionamenti più sereni e obiettivi. &lt;br /&gt;
Alberto Pacher è stato eletto lo scorso anno segretario del neonato PD del Trentino con il 70% dei voti. Un grande patrimonio di consenso che egli -con l’accordo di tutto il partito- ha pensato di investire nelle elezioni provinciali di pochi mesi dopo, per favorire il risultato della lista del PD e di tutta la coalizione. Visti i risultati, si è trattato certamente di una scelta azzeccata e vincente. Pacher era fin dall’inizio consapevole che il prezzo da pagare per quella scelta erano le dimissioni dalla carica di segretario se si fosse entrati al governo, tanto che lui stesso lo annunciò solennemente all’assemblea al momento di presentazione della sua candidatura. È lo statuto stesso del PD, voluto e votato all’unanimità dall’assemblea, a sancire l’incompatibilità tra cariche politiche e di governo, come strumento democratico per evitare incrostazioni di potere. E il PD del Trentino fa le cose che dice, che scrive e che promette. Così Pacher, divenuto assessore e vicepresidente della giunta provinciale, alla fine di dicembre dello scorso anno si è dimesso da segretario senza bisogno del “fuoco di fila” di alcuno. Nel giro di un mese, nei tempi e con i modi previsti dal nostro statuto, l’assemblea provinciale, con una maggioranza superiore ai due terzi dei suoi componenti, ha eletto nuovo segretario Maurizio Agostini, espressione della maggioranza del partito che si riconosceva in Pacher. Il nome di Agostini, che era stato proposto da una terna di “saggi” nominati dall’assemblea stessa per identificare i migliori candidati, ha avuto il convinto consenso mio e di tutti gli eletti nella lista a sostegno di Mattia Civico. Una prova di unità e di maturità del partito, che Luisa Patruno descrive invece come una imposizione della minoranza a cui ancora una volta Pacher (chissà perché) si è dovuto piegare. &lt;br /&gt;
Ma non basta, anche la scelta di non candidarsi ora nella lista a sostegno di Tonini è vista nell’articolo di ieri come scelta rinunciataria, compiuta dal “conciliante Pacher” per evitare “contestazioni e duelli” con “l’eterno rivale”. Non conosco le motivazioni della scelta di Pacher, ma so, come Luisa Patruno, che tutto il gruppo provinciale (tranne una consigliera), il segretario provinciale e molti militanti di base avevano ritenuto opportuno che i consiglieri provinciali, già membri di diritto dell’assemblea, evitassero di candidarsi per non togliere spazio ad altri candidati provenienti dalla base. E in questo non ho avuto alcun ruolo, anzi posso solo aggiungere la mia testimonianza: fu proprio Alberto Pacher nel luglio scorso, prima della discesa in campo di Tonini, a farmi la proposta di evitare le candidature dei consiglieri provinciali, a cui io volentieri aderii. Non v’era quindi alcun bisogno di pressioni o minacce a Pacher da parte di chi non riteneva opportuna la presenza dei consiglieri in lista. &lt;br /&gt;
Ora il nuovo strumento dell’”eterno rivale” sarebbe Michele Nicoletti con la sua squadra, che secondo l’articolo di ieri “ricalca in buona parte le liste [di Civico] del 2008”. Se invece di inseguire il suo teorema politico Luisa Patruno avesse dato un’occhiata alla realtà fatta di persone e di cifre, avrebbe potuto notare che Michele Nicoletti, con la sua capacità di attrazione, è stato in grado di presentare una squadra di 111 candidati, su un totale di 323 presentati dai quattro candidati segretario; che dei 111 di Nicoletti solo il 25% era candidato con Civico un anno fa; e che della squadra di Nicoletti fanno parte sostenitori di tutte e tre le mozioni nazionali ed anche non pochi candidati ed eletti nelle liste di Pacher di un anno fa. Le liste dei candidati alle primarie dicono che Nicoletti è un candidato che convince, unisce e che sa essere trasversale.&lt;br /&gt;
La parola passa ora agli elettori, cui spetta il compito di eleggere con le primarie il nuovo segretario e l’assemblea del PD del Trentino. Una prova unica di mobilitazione democratica, che toglie queste scelte alle chiuse stanze dei vertici di partito e consegna agli elettori la possibilità di cambiare la politica. Stiano sicuri gli elettori che la loro scelta sarà rispettata, che il segretario che vincerà le primarie avrà il sostegno di tutto il partito come lo hanno avuto Pacher e Agostini, che abbiamo ringraziato alla convenzione di domenica scorsa. I fatti dimostrano che il Partito Democratico del Trentino è un partito orgoglioso della sua breve storia, rigoroso nel rispetto delle regole della democrazia e unito nella sua azione politica. &lt;br /&gt;
Giovanni Kessler&lt;br /&gt;Pubblicato sull’Adige del 6 ottobre 2009 (in quella versione con correzioni apportate dal giornale)
&lt;/p&gt;
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    </item>
    <item>
      <pubDate>Wed, 29 Jul 2009 16:18:25 GMT</pubDate>
      <title>Il Trentino con Pier Luigi Bersani</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/il_trentino_con_pier_luigi_bersani</link>
      <description>
&lt;p&gt;

Venerdì 24 giugno si è costituito in Trentino il “Coordinamento per Bersani segretario del PD”, di cui faccio parte anch’io e, tra gli altri, Mattia Civico, Bruno Dorigatti, Alessandro Olivi e Laura Froner, oltre a tanti altri militanti ed elettori del PD. &lt;br /&gt;
Il mio è un sostegno non improvvisato, bensì costruito e preparato nel tempo. Sosterrò Bersani, perché lo ritengo il più adatto a fare un’adeguata sintesi tra lo spirito dell&apos;Ulivo e l&apos;idea di partito radicata nella cultura politica italiana. Mi sembra, infatti, il candidato segretario più idoneo a costruire un Pd inteso come un partito, davvero, plurale, che si presenti come alternativo alla destra berlusconiana, per ricostruire il centrosinistra e restituirgli la credibilità di una forza di governo. &lt;br /&gt;
Sono convinto, inoltre, che Pierluigi Bersani sia il candidato più pronto ad edificare un partito capace di aggregare, di governare ed anche di essere con i giovani e per i giovani, senza avere paura di rimettere al centro temi impegnativi, quali quelli della dignità del lavoro, della mobilità sociale, dell&apos;uguaglianza, delle nuove generazioni, appunto, nella consapevolezza che le novità non si inventano, né si costruiscono ad arte, ma emergono dalla battaglia politica, dall&apos; esperienza, da un rigoroso impegno politico e non dalla scelta di visi accattivanti che vengono bene in fotografia. &lt;br /&gt;
Sostengo Bersani, anche perché provengo da un percorso esistenziale interno al cattolicesimo democratico e ritengo importante scommettere sulla contaminazione delle culture, senza limitarsi ad innestare il liberalismo sulla socialdemocrazia, ma provando a cogliere l’ambizioso obiettivo di realizzare il compimento dell&apos; Ulivo: una sfida ancora aperta, dove, a mio avviso, la differenza la può fare proprio la presenza dei cattolici. &lt;br /&gt;
Mi sembra, infine, che Pierluigi Bersani sia il candidato segretario, che garantisca una gestione più democratica e meno personalistica del partito.&lt;br /&gt;A settembre, ci aspettano molte occasioni, nei circoli ed in altri momenti pubblici, per confrontarci, per condividere riflessioni più approfondite e proposte per il futuro della proposta politica del PD e per il nostro Paese. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Nell&apos;attesa che nasca anche il blog ufficiale del comitato, chiunque intenda manifestare la propria adesione al “Coordinamento trentino per Bersani Segretario” è invitato a lasciare un commento a quest’articolo o a scrivermi una mail.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Qui sotto i nomi di chi ha, fino a questo momento, aderito:
&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;

&lt;li&gt;ALBERGONI STEFANO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;ANGELINI CLAUDIA Arco (TN) Consigliere Comunale Arco&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;BALLARDINI BRUNO Rovereto (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;BATTISTI GIORGIO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;BEBER RENATO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;BIANCHINI ALBERTO Trento (TN) Consigliere Comunale Trento&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;BRANZ ALESSANDRO Sanzeno (TN) Consigliere Comunale Sanzeno &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;BRESSANINI OTTORINO Scurelle (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;CAMPESTRINI OTTAVIO Gardolo (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;CAPRONI MARIO Mori (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;CEOL FLAVIO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;CHIODI WANDA Trento Ex Consigliere Provinciale &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;CIVICO MATTIA Trento Consigliere Provinciale PD &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;COGO MARGHERITA Tione (TN) Assessore Regionale PD&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;COSLOVICH GIULIANA Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;CURIA GIOVANNI Rovereto (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;DORIGATTI BRUNO Pergine (TN) Consigliere Provinciale PD &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;DORIGOTTI SANDRA Rovereto (TN) Consigliere Comunale Rovereto &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;FAILONI LORETA Tione (TN) Vice Sindaco e Assessore alla cultura del Comune di Tione&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;FERRANDI GIUSEPPE Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;FRANCESCHINI ALESSANDRO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;FRANCH DENNIS Cloz (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;FRONER LAURA Borgo Valsugana (TN) Deputata alla Camera&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;GABBI ALDO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;GALANTE LUCA Borgo Valsugana (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;GIULIANI FLAVIA Nanno (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;GOBBI PAOLO Mori (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;IACHELINI LORENZO Rabbi (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;IANESELLI FRANCO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;KESSLER GIOVANNI Trento Presidente del Consiglio della Provincia Autonoma &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;MARZARI ALDO Lavarone (TN) Sindaco del Comune di Lavarone&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;MERIGHI CLAUDIA Rovereto (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;MERLO GIANLUCA Rovereto (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;MIGAZZI MATTEO Mezzana (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;MIRANDOLA PAOLO Rovereto (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;MOSER MICHELE Zambana (TN) Sindaco del Comune di Zambana &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;NEGHERBON LIVIO Malè (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;OLIVI ALESSANDRO Folgaria (TN) Assessore Provinciale all&apos;Industia, al Commercio e all&apos;Artigianato &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;ORTORE ELDA Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;PECORARO BRUNO Villa Agnedo (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;PEDRINI SILVANO Povo (TN) Consigliere Comunale Trento &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;PISONI MARCO Pergolese (TN) &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;REDOLFI MELCHIORRE Trento Pres.Circoscrizione Centro Storico (TN) &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;ROMANO GENNARO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;RUFFINI AIDA Rovereto (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;SANTINI FLAVIO Trento (TN) Consigliere Comunale Trento&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;SAVASTANO MATTEO&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;SCALMAZZINI GRAZIANO (TN) Consigliere Comunale Bondone&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;STEFENELLI CARLO Levico (TN) Sindaco Comune di Levico &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;TAFFARA MARINA Pergine (TN) Vice Sindaco del Comune di Pergine &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;TRENTI PAOLA Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;VERONESI RENATO Arco (TN) Sindaco del Comune di Arco &lt;/li&gt;

&lt;li&gt;FAES PAOLO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;GADOTTI MAURO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;GIACOMOZZI BARBARA Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;li&gt;ZECCA MAURIZIO Trento (TN)&lt;/li&gt;

&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;
Giovanni Kessler
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Sat, 18 Jul 2009 09:42:15 GMT</pubDate>
      <title>Il contributo dei Democratici Davvero alla candidatura di Pier Luigi Bersani</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/il_contributo_dei_democratici_davvero_alla_candidatura_di_pier_luigi_bersani</link>
      <description>
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L&apos;origine dei Democratici davvero&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il nostro punto di vista non può che affondare le sue radici nell&apos;origine dell&apos;esperienza politica dei Democratici davvero, che si sono costituiti in occasione delle primarie dell&apos;ottobre 2007 - atto di nascita del PD - intorno a una proposta politica e a una candidatura alternative a quella di Walter Veltroni. Alternativa sia quanto al progetto, sia quanto al soggetto del PD.&lt;br /&gt;
Circa il progetto, i Democratici davvero hanno sempre concepito il PD come lo sviluppo e la realizzazione dell&apos;Ulivo, non come la sua sconfessione da inscrivere nella teoria veltroniana dei quindici anni da buttare. Memori come eravamo e come siamo non solo delle cose buone realizzate dai governi dell&apos;Ulivo, ma soprattutto del valore e dei meriti di quel progetto politico. Si pensi solo all&apos;ascesa a responsabilità di governo, per la prima volta nella storia della Repubblica, di un centrosinistra organico, con il conseguente sblocco della democrazia italiana grazie a una fisiologica alternanza. Intendiamo confermare la nostra ispirazione ulivista, consapevoli che occorre iscriverla dentro le nuove coordinate.&lt;br /&gt;
Circa il soggetto PD, vale la denominazione che ci siamo dati. Una denominazione cui non è estranea una valenza critica e polemica. Contro la chiusura e la burocratizzazione dei vecchi partiti, contro l&apos;arroccamento dei suoi gruppi dirigenti (molti sono coloro che si sono affacciati per la prima volta alla politica attraverso i Democratici davvero); ma anche contro la velleitaria scorciatoia del leaderismo assecondata dal generale avallo dato a primarie ridotte a rito plebiscitario intorno al candidato pensato come unico. Con la forviante idea che dal capo sortisca il partito (inesorabilmente strutturato come partito del capo e dei suoi sodali) e non viceversa.&lt;br /&gt;
Ma la sigla &amp;quot;Democratici davvero&amp;quot; non si esaurisce nel suo significato interno al partito. Essa allude altresì allo sviluppo e all&apos;espansione della democrazia che per noi costituiscono la missione sintetica del PD. Da queste tre premesse - l&apos;Ulivo, la democrazia nel partito, la democrazia come compito e missione - sortiscono i punti qualificanti del nostro contributo.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Riconoscere errori e sconfitte politiche&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il primo nostro dovere è quello di riconoscere gli errori e le sconfitte che abbiamo incassato e la loro natura genuinamente politica: alle elezioni politiche e a quelle amministrative, a Roma, in Abruzzo, in Sicilia e in Sardegna. Sconfitte politiche e non solo elettorali. E&apos; incredibile che qualcuno si ostini a raccontare l&apos;esito delle politiche come un mezza vittoria. Come se nulla fosse successo e non vi fossero state le dimissioni traumatiche di Veltroni. Chi fa la scelta del bipolarismo deve giudicare il risultato delle competizioni elettorali anche e soprattutto con riguardo al rapporto che si realizza tra i due poli, un rapporto che oggi ci vede decisamente soccombenti. Così pure chi rivendica una ben intesa vocazione maggioritaria non deve guardare solo ai risultati numerici, ma anche alla qualità delle relazioni politiche con gli alleati attuali e potenziali. Uno dei principali guasti prodotti dalla cosiddetta &amp;quot;nuova stagione&amp;quot; è l&apos;interruzione di un sistema di alleanze e di processi unitari messi in moto dall&apos;Ulivo in dodici lunghi e difficili anni. Ricucire quella trama non sarà facile, né breve. A questo esito hanno concorso due fattori: la velleitaria teoria dell&apos;autosufficienza del PD e l&apos;acritico allineamento alla campagna denigratoria verso Prodi e il suo governo, che pure aveva fatto alcune cose buone. Una dissociazione vana e autolesionista prima che ingiusta e ingenerosa, perché è stato gioco facile alla destra rimarcare che gli uomini del PD che capeggiavano le sue liste elettorali rappresentavano la struttura portante di quel governo.&lt;br /&gt;
Questa è la prima, decisiva discriminante congressuale: tra chi non esita a fare un onesto esame critico e autocritico degli errori e delle responsabilità di sonore sconfitte politiche e chi le rimuove all&apos;insegna dello slogan &amp;quot;ripartire dal Lingotto&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Una ripresa non nominalistica dell&apos;Ulivo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Dopo due anni di rinnegamento o di dimenticanza, oggi un po&apos; tutti tributano il loro omaggio di rito all&apos;Ulivo. Noi ne diffidiamo. La ripresa di quell&apos;ispirazione non può essere retorica, rituale, nominalistica. È bene perciò richiamare la sostanza dell&apos;Ulivo, condensata in alcune parole chiave: bipolarismo ovvero democrazia competitiva e dell&apos;alternanza; governi scelti dai cittadini; democrazia imperniata sì sui partiti, ma da restituire al protagonismo dei cittadini; democrazia governante oltre che della rappresentanza; partito di centrosinistra motore e timone di una più vasta alleanza riformatrice e di governo nitidamente alternativa al centrodestra e dunque indisponibile a ogni suggestione consociativa; partito effettivamente plurale, espressione di una sintesi creativa delle culture e delle tradizioni riformiste. Diventare partito post ideologico e plurale significa superare modelli e categorie di interpretazione della realtà ormai logorati (dalla socialdemocrazia alla terza via per intenderci) e affermare un originale pensiero politico.&lt;br /&gt;
Nel Pd i cattolici democratici non sono una parte aggiuntiva, una componente a cui si chiede di &amp;quot;rappresentare&amp;quot; e &amp;quot;interpretare&amp;quot; le istanze del mondo cattolico italiano. L&apos;ispirazione del cattolicesimo democratico, con il principio della laicità, l&apos;autonomia della politica e il primato della persona umana, sono un lievito coessenziale a dare forma ad una nuova identità democratica.&lt;br /&gt;
Questo sforzo di elaborazione politica e culturale sarà tanto più fecondo e innovativo se saprà assumere come essenziale e fondante una sintesi vera e non una semplice giustapposizione delle sue culture fondative.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Antiberlusconismo? Basta intendersi!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Per chi fa della &amp;quot;questione democratica&amp;quot; il centro della propria iniziativa politica, è doveroso fare chiarezza nella disputa sul cosiddetto antiberlusconismo. Un nodo troppo cruciale in questa fase della politica italiana perché il PD possa permettersi di oscillare tra ossessione e minimizzazione, tra demonizzazione e pratiche consociative. Ma sopra ogni cosa è d&apos;obbligo guardare in faccia la realtà, chiamare le cose con il proprio nome, fare una disanima oggettiva del volto peculiare della destra italiana. La nostra lettura suona francamente così: Berlusconi e, più ancora, il berlusconismo, il loro mix di dispotismo, di populismo e di maschilismo, rappresentano un problema, anzi, un&apos;insidia reale e concreta per la democrazia italiana e dunque vanno contrastati con la massima energia. Senza sconti, senza snobismi, senza carinerie. La riduzione degli spazi di libertà e di democrazia è sotto i nostri occhi: l&apos;esautoramento del parlamento, la pressione sugli organi di garanzia, le minacce all&apos;autonomia e all&apos;indipendenza della magistratura, il bavaglio all&apos;informazione, il pervasivo conflitto di interessi. Tutti fronti, questi, di una battaglia politica nella quale il PD non deve più essere secondo a nessuno.&lt;br /&gt;
Non ci devono ingannare le odierne difficoltà di Berlusconi, la sua palese impresentabilità anche morale. E dobbiamo essere consapevoli che l&apos;avvio di una fase declinante non erode il consenso che la destra intercetta nel paese. Berlusconi passerà anche la mano ma ci consegnerà un&apos;Italia imbevuta delle sue parole d&apos;ordine e del suo stile di vita con la quale dovremo fare i conti. Per questo il Pd deve dare alla propria opposizione il profilo di una visione alternativa che sappia restituire forza e credibilità alla nostra capacità di governo del paese.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La Costituzione come presidio della democrazia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Dentro una democrazia insidiata, la Costituzione rappresenta il primo e più fondamentale presidio: i suoi principi, i suoi diritti fondamentali, le sue garanzie, i suoi equilibri interni. Le Costituzioni contemporanee e, più in genere, il costituzionalismo democratico nascono con il preciso scopo di mettersi dietro le spalle i regimi assolutisti, di opporre un argine al potere politico e alle sue indebite pretese. E&apos; il profilo garantista e liberale della democrazia moderna che dobbiamo custodire e difendere con fermezza. C&apos;è poi un articolo della Costituzione che ci è particolarmente caro. Trattasi dell&apos;art.11, che proclama solennemente il principio internazionalista e della pace. Un articolo che va preso tutto intero: nel netto ripudio della guerra ma, insieme, nel positivo impegno a cooperare attivamente per e con le organizzazioni internazionali che presiedono alla sicurezza e alla pace. Pronti ad assumerci le responsabilità conseguenti nel governo del mondo e nella gestione dei conflitti, ma sempre e solo nel quadro della legalità internazionale quale certificata dall&apos;ONU. L&apos;art. 11 deve rappresentare la stella polare della politica estera e di difesa italiana. Ma dobbiamo farci carico anche del profilo sociale e della dinamica espansiva della democrazia costituzionale, quella raccolta soprattutto dentro gli articoli 2, 3 e 4, che chiamano la politica ad assicurare l&apos;universalità e l&apos;effettività dei diritti di cittadinanza, rimuovendo gli ostacoli materiali che si frappongono al loro concreto esercizio. E&apos; qui il fondamento costituzionale di un moderno welfare universalistico e di una politica attiva del lavoro che ci devono vedere in prima linea. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Riformismo, non moderatismo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Quest&apos;ultima dimensione della democrazia costituzionale deve stare particolarmente a cuore a una formazione politica di centrosinistra quale il PD. Va fugato un equivoco connesso all&apos;uso e all&apos;abuso della parola riformismo, spesso invocata anche a sinistra come sinonimo di moderatismo o come retorica dell&apos;innovazione (altra parola magica!), senza la cura di precisare il segno, il senso, la direzione di essa nei rapporti sociali, nella distribuzione sociale delle risorse e del potere. Riformismo è parola che va restituita alla sua radice etimologica, da intendere cioè come tensione a dare forma nuova al corpo sociale, a cambiare l&apos;assetto della società, a colmare gli squilibri nei rapporti tra donne e uomini e tra i gruppi sociali. Senza più vergognarsi di dichiarare l&apos;obiettivo, etico e politico, di riformarli nel senso di un di più di giustizia e di uguaglianza. Ponendo fine a una subalternità culturale prima che politica ai paradigmi e alle ricette della destra. La sinistra italiana, nella sua storia, ha commesso molti errori, ma ne aggiungerebbe un altro se rinunciasse al valore dell&apos;uguaglianza, naturalmente nella libertà, che ha informato la sua tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La laicità dell&apos;incontro&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Anche la laicità del PD può essere inscritta sotto la cifra di una democrazia matura. Una laicità positiva, del confronto e dell&apos;incontro, che si nutre di due elementi: una rigorosa distinzione di ambiti e di responsabilità tra istituzioni civili e istituzioni religiose, tra religione, morale e legge, ma, insieme, il positivo apprezzamento per il contributo che può venire dalle religioni (al plurale) dentro lo spazio pubblico. Naturalmente, il riferimento è alle religioni che non si snaturano, che non tradiscono se stesse degenerando nel settarismo e nell&apos;intolleranza. Il PD ha da essere partito laico e di laici, credenti, non credenti o diversamente credenti. Uomini e donne cioè, che, attingendo alla ragione umana quale facoltà universale e praticando le procedure e le regole della democrazia, dialogano tra loro e cooperano al bene comune. La laicità si alimenta di equilibrio e senso della misura, di rispetto reciproco e di confidente dialogo. Non si rende un buon servizio né alla laicità né al partito brandendola come una bandiera congressuale di parte. Non ci riconosciamo né nelle posizioni che indulgono a un laicismo militante, né in quelle clericali sul tipo dei teodem. Posizioni programmaticamente refrattarie alla mediazione culturale e politica quale è prescritta dentro una società pluralista e a un regime democratico. Del resto, teodem è espressione contraddittoria in radice: non c&apos;è il partito di Dio, Dio è uno e la democrazia è dei molti, non si mette Dio ai voti (La Pira), non si nomina Dio invano. E&apos; una posizione estranea, anzi opposta, a quella del cattolicesimo democratico e che, con sorpresa, vediamo associata a posizioni che si dichiarano liberali.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La crisi come occasione per cambiare&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
E&apos; francamente irresponsabile da parte del governo la minimizzazione, al limite della rimozione, della crisi che ci attanaglia. Spetta dunque a noi denunciare tale peccato di omissione e agire positivamente in tre direzioni. La prima: avanzare proposte per fronteggiare l&apos;emergenza, con misure tempestive ed efficaci, all&apos;altezza della portata della crisi economica e sociale. Vi sono provvedimenti che non possono essere rinviati a domani. La seconda azione: operare una disanima in profondità della natura e delle cause della crisi, che è di modello, di regole, di cultura e di struttura del nostro capitalismo. Il dogma e le ricette liberiste hanno rivelato la loro inadeguatezza. Non bastano ritocchi ai margini interni al modello, si richiede un ripensamento in radice di esso e dei suoi presupposti culturali. La terza, conseguente azione: si tratta di cogliere l&apos;occasione della crisi per cambiare, per mettere in cantiere riforme di struttura troppo a lungo rinviate. Riforme audaci e radicali, non semplici soluzioni che si limitino a fluidificare e razionalizzare il sistema lasciandolo così come esso è nelle sue linee portanti. Riforme che restituiscano un ben inteso primato alla politica nell&apos;esercizio del suo compito più proprio e più alto: quello di disegnare la direttrice di sviluppo dell&apos;economia e della società, nonché di assicurare a tutti quei beni pubblici che fanno tutt&apos;uno con i diritti di cittadinanza. Questa direttrice non può che avere come quadro di riferimento generale l&apos;Europa, che il PD deve assumere come il nuovo spazio della sua azione politica, nella quale il Pd deve proporsi in modo convinto come motore di una concreta integrazione economica, sociale e politica.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Indichiamo alcune priorità:&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il lavoro al centro&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Nuove politiche per l&apos;occupazione capaci di realizzare l&apos;incontro virtuoso tra abilità, competenze e posizione lavorativa in un contesto che offra garanzie e permetta flessibilità anche investendo nella formazione a tutti i livelli e lungo tutto l&apos;arco della vita, senza aprire nuovi conflitti tra padri e figli, giovani e anziani. Politiche che valorizzino la presenza delle donne e permettano a tutte l&apos;ingresso nel mercato del lavoro e al tempo stesso la libertà di mettere al mondo dei figli. Rimettere al centro il tema del lavoro, in tutte le sue articolazioni significa anche misurarsi con le forme della rappresentanza sindacale. Consapevoli delle difficoltà che oggi le attraversano e coscienti che l&apos;autonomia della politica dal sindacato fa venire meno le ragioni della loro divisione. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Un nuovo welfare&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Un welfare davvero inclusivo, con un sistema scolastico e un sistema sanitario imperniati su un servizio nazionale pubblico e efficiente, con politiche di sostegno alla famiglia, all&apos;infanzia e agli anziani, che interpretano il primato dell&apos;offerta pubblica nei beni sociali alla luce di una corretta sussidiarità e del ruolo del volontariato e del terzo settore. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La mobilità sociale: una priorità per i giovani&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il rilancio della scuola pubblica, della formazione, della ricerca come motore del cambiamento. Il rilancio delle liberalizzazioni che favorisca la mobilità sociale, nel quadro di un sistema ove la politica non abdichi al compito di regolazione e di indirizzo in vista di uno sviluppo civile armonico.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Green economy&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Una politica energetica che faccia leva sulla green economy e l&apos;innovazione tecnologica, per ancorare la crescita economica alla sostenibilità ambientale senza ricorrere le ricette della destra di un ritorno al nucleare. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il nord e il sud: questioni nazionali&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Un progetto di rinascita del Mezzogiorno, senza il quale non c&apos;è soluzione neppure per la questione Settentrionale. Nel Sud c&apos;è bisogno di scelte forti per interrompere l&apos;esodo delle sue migliori energie, contrastare lo strapotere delle mafie, mettere in rete le esperienze sociali e imprenditoriali positive e premiare la cultura della legalità che le può alimentare. La risposta alla questione meridionale (ma anche a quella settentrionale) non sta nella scorciatoia del partito del sud (o del nord) ma in un partito nazionale a base autenticamente federale, che investa davvero sull&apos;autonomia politica e organizzativa dei territori, a cominciare dalle regioni. Ma dentro una visione e un disegno unitario.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sicurezza ed immigrazione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Uno sviluppo nel quale le stesse ragioni della sicurezza, cui l&apos;opinione pubblica è tanto e giustamente sensibile, si coniughino e si rafforzino grazie a politiche pubbliche tese alla coesione sociale e alla piena integrazione delle persone immigrate.&lt;br /&gt;La crisi, non una crisi qualsiasi, esige non meno di questo da una classe dirigente lungimirante che non si contenti di amministrare pigramente un sistema che non regge più o, peggio, che non indulga alla demagogia.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Partito vero, primarie vere&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Rispetto all&apos;esperienza recente anche noi vogliamo più partito, con specifico riguardo alla funzione che la Costituzione assegna ai partiti: non solo la raccolta del consenso, ma anche l&apos;elaborazione della proposta politica, la mediazione virtuosa tra società e istituzioni, la selezione della classe dirigente. Non attraverso la cooptazione in una logica di marketing, ma selezionando un personale politico coerente con la proposta politica del partito. Anche in questo dobbiamo essere alternativi al PDL.&lt;br /&gt;
Un partito plurale vive di una ricca democrazia interna e si nutre di un vivace pluralismo e di un fecondo confronto. Un partito, scuola di democrazia e libertà, che costruisce la propria unità di azione e di linea politica facendo leva sull&apos;intelligenza, la lealtà, il rispetto, l&apos;amicizia, il senso di responsabilità dei propri militanti e dei propri dirigenti. In cui la classe dirigente sia, a tutti i livelli, espressione di competenze reali e di un rapporto aperto e dinamico con la società civile anziché di una burocrazia autoreferenziale di partito e di funzionari. Non deve più capitare che gli organi dirigenti nazionali siano nominati dall&apos;alto anziché eletti e che i luoghi effettivi della decisione siano informali, discrezionali, extra statutari. Perché il PD sia partito vero e democratico davvero, la precondizione è che esso sia organismo collettivo e non discrezionale emanazione del capo, che esso rispetti le regole che si dà, che si avvalga degli organi - di dimensioni gestibili e rappresentative - previsti dallo statuto. Altrimenti con quale credibilità possiamo denunciare il carattere monopersonale e la deriva cesarista di Berlusconi?&lt;br /&gt;
Ma un partito vero, democratico, strutturato, radicato nella società, con una sua base di aderenti e militanti, non esclude affatto, anzi esige, quale correttivo e complemento, lo strumento delle primarie, intese come apertura al coinvolgimento dei cittadini nell&apos;elezione dei suoi dirigenti. Primarie anch&apos;esse vere, alle quali possa partecipare non un insieme indistinto di persone, talvolta reclutate all&apos;ultima ora, ma cittadini informati e desiderosi di contare che si siano iscritti alle liste degli elettori in appositi registri entro un tempo definito in modo da rendere veramente democratica e credibile la competizione tra diversi candidati.&lt;br /&gt;
Certo, le primarie sono un mezzo e non un fine. Un mezzo da perfezionare e tuttavia un mezzo prezioso, dal quale non si deve tornare indietro, per dar corpo a un partito nuovo e aperto al contributo attivo di elettori e simpatizzanti. Siamo stati i primi e i più risoluti nel denunciare le contraddizioni delle regole che hanno presieduto alle primarie del 2007. Regole ispirate al proposito di plebiscitare il candidato unico, a sostegno del quale si autorizzavano più liste dal profilo politico diverso e spesso confliggente. Con il risultato di eleggere un candidato associato a tante e perciò a nessuna linea politica, privo cioè di un mandato politico univoco e riconoscibile. Ma quella falsa partenza, avallata un po&apos; da tutti, non autorizza a gettare il bambino delle primarie insieme all&apos;acqua sporca della loro cattiva gestione politica. Primarie vere significa innanzitutto competizione aperta e plurale tra candidati (e politiche) distinti e distinguibili, confronto trasparente tra visioni e linee politiche diverse, dalle quali poi sortisca un leader sostenuto da una maggioranza politicamente qualificata cui lealmente corrispondano una o più minoranze interne. L&apos;unanimismo di facciata è - ci si passi il bisticcio - l&apos;altra faccia della deprecata litigiosità. Fuor di retorica e di ipocrisia, nei partiti, c&apos;è un solo modo per venire a capo dei conflitti: non le prediche, ma la sublimazione di essi in un confronto trasparente, aperto, disciplinato dentro gli organi rappresentativi di tutti.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Questione morale ben intesa&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il Pd nasce, lo abbiamo ripetuto più volte, per restituire dignità e qualità alla politica, per colmare la distanza tra i cittadini e le istituzioni. Deve essere il partito della legalità intesa come il potere di chi non ha potere, l&apos;argine irrinunciabile al rispetto delle regole e alla divisone dei poteri. Non siamo né moralisti né giustizialisti.&lt;br /&gt;
Rifiutare il moralismo e il giustizialismo non autorizza a esorcizzare la questione morale ben intesa. Che esiste e va presa sul serio da parte nostra. Essa ci interroga almeno sotto quattro profili. Innanzitutto come rispetto della legalità comune. Amministratori e dirigenti del PD devono essere rigorosi ed esemplari nel rispetto delle leggi. È il livello minimo. Su di esso non dobbiamo farci dettare da altri la regola secondo la quale non si candidano a cariche pubbliche persone gravate da condanne definitive. Secondo: la politica, nel selezionare la classe dirigente, deve essere più severa e selettiva del diritto penale, deve adottare misure prudenziali che prevengano l&apos;intervento della magistratura. Specie in certi territori a rischio. Terzo: le patologie sono spesso figlie di una troppo assidua e prolungata frequentazione del potere. È questione sommamente politica: quella dell&apos;avvicendamento e del ricambio, dell&apos;interpretazione del mandato politico-amministrativo come servizio reso alla comunità per un tempo determinato per poi passare la mano. È problema di regole (la limitazione dei mandati) che il partito deve dare a se stesso, ma è anche problema di costume.&lt;br /&gt;
Infine, la questione dell&apos;etica dell&apos;uomo pubblico. L&apos;avvilente spettacolo di queste settimane ci impone una riflessione: all&apos;uomo pubblico non può essere consentito tutto. Agli onori devono corrispondere gli oneri. Essendo posto sotto i riflettori, egli ha il dovere della verità, della trasparenza e della sobrietà nei comportamenti. Non è necessario indulgere a una visione pedagogistica della politica e delle istituzioni per concludere che l&apos;uomo pubblico posto al vertice delle istituzioni, nel bene e nel male, rappresenta oggettivamente un riferimento e un esempio. Tale responsabilità è oggi potenziata da due fattori: la mediatizzazione della vita politica e la crisi che attanaglia il paese costringendo i cittadini comuni a un tenore di vita intessuto di sacrifici a fronte dei quali certi comportamenti suscitano giusto scandalo e indignazione.&lt;br /&gt;
Il PD deve contare su amministratori e dirigenti la cui condivisione della vita dei cittadini si esprima anche in uno stile di vita sobrio, rigoroso, responsabile.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Alleanze espressamente ricercate&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Abbiamo pagato a caro prezzo l&apos;errore della pretesa autosufficienza. Si è immaginato che il bipartitismo fosse non già, semmai, un traguardo, ma una condizione già acquisita. Con il brillante risultato di certificare la divisone nel nostro campo, nel mentre, nel campo avverso, si sviluppava all&apos;opposto un processo di aggregazione. Come ha osservato Prodi, le alleanze sono nel dna dell&apos;Ulivo-PD. Una ben intesa vocazione maggioritaria è anche vocazione coalizionale. Il PD deve pensare a se stesso come partito unitario e, insieme, fattore di unità nel campo di centrosinistra. Sconcerta la circostanza che qualcuno si ostini a considerare la sconfitta strategica delle elezioni politiche come una mezza vittoria. A che serve un dignitoso 33% se pagato al prezzo della devastazione del centrosinistra, di un sistema di alleanze essenziale al centro e in periferia? Un centrosinistra che è uscito dalle urne più piccolo e più diviso. Chi sceglie il bipolarismo deve giudicare il risultato anche e soprattutto dal rapporto che si registra tra l&apos;uno e l&apos;altro polo. Il PD deve concepire se stesso come major party, come fratello maggiore, come motore e timone di una più vasta alleanza riformatrice. Certo, la sua estensione non può essere indefinita ma compatibile con un programma di governo e un progetto riformatore di più lunga lena. Ma il PD non può non farsi carico di tale tensione inclusiva e unitaria per cullarsi nel mito fallace della propria autosufficienza. Esso perciò deve coltivare programmaticamente una politica delle alleanze larga e senza pregiudiziali. Escludendo solo chi si esclude da un programma di governo audacemente riformatore. Sembra questo, a oggi, il caso dei partiti a denominazione comunista. Con tutte le altre forze di opposizione - quelle a sinistra del PD, l&apos;IDV, l&apos;UDC - si deve invece aprire un confronto in vista di auspicabili convergenze. Dissentiamo invece da chi teorizza un rapporto esclusivo ed escludente con l&apos;UDC. Un partito che, anzi, fa problema più di altri nel momento in cui pratica la politica dei due forni, teorizzando che PD e PDL pari sono. A produrre le convergenze programmatiche concorrono le opzioni politiche complessive e dunque, pur non escludendo l&apos;UDC, il dialogo sarà più agevole con quelle forze che hanno fatto una scelta di campo per il centrosinistra e che condividono con il PD la preoccupazione non di poco momento per i caratteri di una destra non rassicurante sul piano della tenuta democratica.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Un modello istituzionale che preservi il bipolarismo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
L&apos;Ulivo fu reso possibile dall&apos;introduzione della legge elettorale maggioritaria&lt;b&gt; &lt;/b&gt;e dalla sua spinta aggregativa verso il bipolarismo. Così come un contributo decisivo (più di quanto noi se ne sia consapevoli) alla dissoluzione dell&apos;Ulivo è venuto dal porcellum. La prima opzione del PD, in tema di legge elettorale, deve essere e rimanere quella del ripristino di un sistema che, confermando il maggioritario, permetta anche la misurazione della rappresentatività delle forze politiche come fece, pur con i suoi limiti il &amp;quot;mattarellum&amp;quot;. Le soluzioni sono molteplici e la legge elettorale è un mezzo, non un fine. Il fine è piuttosto quello di preservare e razionalizzare il bipolarismo. Decisivi al riguardo sono i collegi uninominali. Di sicuro, vanno contrastate le soluzioni elettorali che scardinano il bipolarismo, che favoriscono un centro mobile e pendolare tra i due schieramenti, foriero di instabilità e di trasformismo. Ripetiamo: nessuna preclusione verso l&apos;UDC, ma neppure rincorsa affannosa e corteggiamento scomposto. Non è saggio, non è prudente impostare l&apos;intera strategia delle alleanze consegnandosi per intero agli incerti e volubili calcoli dell&apos;UDC. Interlocuzione e dialogo sì, ma incalzandola con la sollecitazione a una scelta di chiarezza che è in capo ad essa, per non trovarci spiazzati se tale scelta volgesse nel senso di un ritorno all&apos;alleanza con il centrodestra .&lt;br /&gt;Sul piano delle riforme istituzionali, avvertiamo tre esigenze. La prima è quella del rafforzamento degli istituti di garanzia posti a presidio degli equilibri costituzionali messi sotto tensione in questi anni, con particolare attenzione al ruolo decisivo del pluralismo e dell&apos;autonomia dei sistemi di informazione. La seconda concerne la difesa delle prerogative del parlamento, che non è affatto in contraddizione con la cura per la stabilità dei governi. Esigenza reale, quest&apos;ultima, nel quadro di una democrazia governante che ci abiliti a tenere il passo dei nostri partner-competitori europei. Berlusconi, il cui strapotere è extraistituzionale, passa, le istituzioni restano. Infine, lo sviluppo del processo federalista, che ci vede favorevoli a due condizioni: che non si svolga a rimorchio dell&apos;egoismo sociale e territoriale della Lega, cioè a discapito dell&apos;unità e della coesione nazionale ed esorcizzando la questione meridionale; che non si nutra di ammiccamenti, di furbizie, di tatticismi, nell&apos;illusione di sfilare la Lega a Berlusconi. Il federalismo è scommessa alta ma anche insidiosa, è cosa troppo seria, materia troppo esplosiva per imbastirci sopra giochi tattici e manovre di corto respiro.
&lt;/p&gt;
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    </item>
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      <pubDate>Thu, 02 Jul 2009 13:01:25 GMT</pubDate>
      <title>Minoranze più forti. Senza ricatti e fuori dalla marginalità.</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/minoranze_piu_forti_senza_ricatti_e_fuori_dalla_marginalita</link>
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&lt;p&gt;

L’intervento del consigliere Chiocchetti sulla stampa di questi giorni dà un’immagine distorta e fuorviante dell’importante dibattito in corso in Consiglio provinciale sull’Autorità per le minoranze linguistiche.&lt;br /&gt;
Lasciando stare minacce e polemiche, conviene guardare al merito della proposta di legge del PD, di cui sono promotore, per capirne ragioni e opportunità. Essa intende in primo luogo evitare che alla costituenda Autorità vengano attribuite anche le funzioni di difesa civica dei residenti nei comuni dove vi sono minoranze linguistiche, funzioni che rimarrebbero in capo al difensore civico provinciale.&lt;br /&gt;
Si evita in questo modo una sicura ingiustizia, l’imposizione cioè, anche a chi non appartiene a nessuna minoranza linguistica, ma ha la ventura di risiedere in un comune dove ve ne sono, di servirsi dell’Autorità sulle minoranze per far valere i suoi diritti nei confronti della pubblica amministrazione. Insomma, secondo la legge in vigore, un signor Gargiulo o Penasa, che non è ladino ma abita a Moena (o non parla mocheno ma abita a Fierozzo) nei rapporti con le autorità provinciali deve farsi difendere dal rappresentante di un’Autorità di una minoranza a cui non appartiene. Un obbligo assurdo, che non ha alcuna ragione, non aiuta le minoranze linguistiche e costituisce un serio rischio di dichiarazione di incostituzionalità della legge che va quindi eliminato. &lt;br /&gt;
Ma v’è di più. Siamo proprio sicuri che sia nell’interesse dei mocheni, dei cimbri e dei ladini imporre loro di servirsi dell’Autorità per le minoranze nei rapporti con le amministrazioni provinciali, anche quando non vi sono in gioco i loro diritti di minoranza linguistica? Non sarà che così facendo si marginalizzano ulteriormente gli appartenenti alle minoranze linguistiche, privandole di una difesa specializzata nei rapporti con la pubblica amministrazione, affidata ad una Autorità che nasce con compiti e competenze del tutto diverse e che non ha quelle capacità? La nostra proposta allora prevede che se un appartenente ad una minoranza linguistica ha problemi che riguardano i suoi diritti di minoranza si rivolge all’Autorità; se ha dei problemi con l’Asl, l’ITEA o il servizio urbanistico provinciale -per fare un esempio- è meglio che possa continuare a rivolgersi al difensore civico provinciale, organo specializzato, competente ed autorevole. Per quanto riguarda i difensori civici comunali, rimane la libertà di ogni comune di nominarne uno o di convenzionarsi con quello provinciale. &lt;br /&gt;
Infine, la nostra proposta, slegando l’Autorità dal territorio dei comuni a prevalenza cimbra, mochena o ladina e legandola strettamente alla funzione di difensore dei diritti delle minoranze linguistiche, allarga l’ambito di operatività della stessa, consentendole di occuparsi anche dei Nicolussi che abitano a Trento o dei Chiocchetti che dovessero risiedere in Val di Sole. Si crea così un’Autorità specializzata provinciale, vicina alle esigenze e alle particolarità di tutte le minoranze linguistiche, anziché una strana “Autorità omnibus”, dalle competenze composite, confinata nel territorio di alcuni comuni. Chiunque può vedere quindi che l’intento della nostra proposta non è certo quello di attentare ai diritti delle minoranze, o alla loro autonomia, ma quello di servirli al meglio, senza ingiustizie e confusione di competenze. &lt;br /&gt;
Mi sembra ben più pericoloso per le minoranze affidare le loro ragioni alle intimidazioni e ai ricatti politici come quelli espressi dal consigliere Chiocchetti. Non si fa molta strada in quel modo. Molto meglio affidarsi al confronto concreto di idee e progetti, che è quello che continueremo a fare con la gente e in Consiglio provinciale. &lt;br /&gt;
Giovanni Kessler &lt;br /&gt;2 luglio 2009
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Foto di Patrizia Ferri, &amp;quot;i luoghi dei Fanes&amp;quot; (rilasciata sotto licenza CC - alcuni diritti riservati)
&lt;/p&gt;
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