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    <title>Articoli</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli</link>
    <description>Articoli da www.giovannikessler.it</description>
    <language>it-IT</language>
    <item>
      <pubDate>Thu, 19 Aug 2010 12:00:05 GMT</pubDate>
      <title>Principi-rospi innamorati di Dellai</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/principi_rospi_innamorati_di_dellai</link>
      <description>
&lt;p&gt;
Il presidente del consiglio provinciale, Giovanni Kessler, magistrato ed ex deputato Ds oggi esponente del Pd, ricorda la storia della tradizionale fiaba per dire la sua nel dibattito sul futuro del governatore Lorenzo Dellai e della coalizione del centrosinistra autonomista, ma replica anche a chi lo ha tirato in ballo in questi giorni per il suo ruolo nel Pd del Trentino e le sue ambizioni personali, nonché a chi cita suo padre Bruno Kessler per sottolineare le differenze rispetto a lui.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Presidente Kessler, cosa intende dire con la storia dei rospi baciati da Dellai? &lt;br /&gt;Trovo sconcertante che nel mio partito ci sia il filone di chi sembra dire «signore resta con noi che si fa sera» rispetto al futuro di Dellai. Mi viene in mente la favola del rospo e della principessa perché in Trentino c&apos;è un ceto politico che è sempre stato all&apos;opposizione e per tutta la vita queste persone hanno pensato di essere rospi, poi è arrivato Dellai/principessa che li ha baciati portandoli al governo e così rimangono innamorati di chi li ha trasformati in principi. Io e tanti altri rospi non siamo mai stati.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Quindi il centrosinistra può fare a meno di Dellai? &lt;br /&gt;Dellai ha tenuto insieme la coalizione per tanti anni, ma non è vero che il centrosinistra non riesce ad andare avanti senza di lui, pur riconoscendogli i suoi meriti. Dellai continuerà a fare politica finché vorrà, ma non esiste che si possa modificare la legge elettorale per superare il limite di mandati. Il limite è una regola che vale dal presidente degli Stati Uniti a tutti i presidenti di regione e i sindaci eletti direttamente. E dipende dal fatto che hanno un potere maggiore concentrato nelle loro mani e se lo hanno per troppo tempo rischiano di avere un vantaggio troppo forte rispetto agli sfidanti. Per fortuna Dellai è più intelligente dei suoi interessati laudatores .
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Il vicepresidente Pacher ha auspicato che il centrosinistra non si avviti sul nome del successore discutendo da qui al 2013. Lei è uno dei candidati alla successione? &lt;br /&gt;Io non ho mia parlato di questo e sono d&apos;accordissimo con Pacher. Sono altri esponenti della politica trentina e osservatori che leggono ogni mio atto anziché nel merito solo in vista del 2013. Da qui ad allora possono succedere tante cose ci porremo il problema quando sarà il momento.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Come sarà scelto il candidato presidente? &lt;br /&gt;Il Pd del Trentino è nato con la promessa di essere qualcosa di diverso rispetto agli altri partiti cominciando con il dare la possibilità ai cittadini di scegliere i candidati alle cariche più importanti, come quella di governatore. Il Pd proporrà agli altri le primarie di coalizione invece di lasciar decidere quattro capibastone che si mettono intorno al tavolo.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Spesso nella maggioranza c&apos;è chi cita suo padre Bruno Kessler per rimarcare la differenza con lei. &lt;br /&gt;
Come dire: lui sì che era un grande politico. L&apos;ultima è stata Lucia Maestri. Che effetto le fa? &lt;br /&gt;Citano mio padre per appropriarsene, non solo la Maestri, ma anche Mauro Gilmozzi e Dellai, facendo un&apos;esplicita distinzione. È una cosa di cattivo gusto strumentalizzare in politica la figura di mio padre contro di me, mi sembra una cosa piccina. Io forse avrei qualche titolo in più di tutti questi a fare riferimento a mio padre, ma non l&apos;ho mai fatto. Per me Bruno Kessler più che un politico era mio padre. Dicono che lei è il figlio ma non l&apos;erede politico. Le dà fastidio? Per me era prima mio padre, poi un modello politico. Bruno Kessler sapeva osare, era libero anche dai partiti, non faceva calcoli. Chi si riempie la bocca di richiami a lui per opportunismo non può essere considerato discepolo o erede.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

L&apos;assessore e segretario del Patt, Ugo Rossi, dice che il Pd ha due facce, una governativa e una di lotta, e lei rappresenta la seconda. Si riconosce? &lt;br /&gt;Mi verrebbe da dire che Rossi dovrebbe allora spiegarci perché ci sono quattro Patt, nonostante sia un partito molto più piccolo del Pd. Il Pd è un grande partito territoriale di cui fanno parte esponenti nel governo provinciale, ma anche centinaia di persone nei comuni, nelle comunità di valle e in consiglio provinciale e tutte queste sensibilità sono rappresentate nel partito. La politica è più grande della giunta provinciale. Voglio dire a Rossi che non è la giunta l&apos;organo di rappresentanza della maggioranza: la sintesi politica la fanno i partiti.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Ma è vero che Kessler guida il Pd barricadero? &lt;br /&gt;Questo è ridicolo. Io fin da ragazzo, al liceo, facevo parte dei gruppi studenteschi di ispirazione cattolica e venivo attaccato dagli studenti di sinistra. Che ora, che ho superato i 50 anni, mi dicano che sono un politico di lotta mi fa ridere. È vero che io non sono un politico di professione e per questo mi sento più libero di altri, ma sono ben consapevole di essere in una coalizione di governo.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Rossi l&apos;accusa anche di essere un giustizialista. &lt;br /&gt;Io contesto questo modo, forse interessato, di etichettare le persone. Non mi sento affatto giustizialista, non lo ero anche da magistrato. Non ho mai usato l&apos;arma della giustizia in politica e anche ai manifestanti davanti al tribunale dissi che il problema dell&apos;Acciaieria si risolve solo con la politica.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Maria Luisa Patruno
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Pubblicata sull’Adige 17/08/2010
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 17:44:56 GMT</pubDate>
      <title>Un disegno di Legge per l’Ambiente</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/un_disegno_di_legge_per_l_ambiente</link>
      <description>
&lt;a name=&quot;eztoc6105_1&quot; id=&quot;eztoc6105_1&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;h2&gt;TESTO del DISEGNO DI LEGGE &lt;/h2&gt;
&lt;a name=&quot;eztoc6105_2&quot; id=&quot;eztoc6105_2&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;h2&gt;&amp;quot;Modificazioni del testo unico provinciale sulla tutela dell’ambiente dagli inquinamenti&amp;quot; &lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;

Art. 1 &lt;br /&gt;
Modificazione dell’articolo 51 del decreto del Presidente della Giunta provinciale 26 gennaio &lt;br /&gt;
1987, n. 1-41/Legisl. (testo unico provinciale sulla tutela dell’ambiente dagli inquinamenti) &lt;br /&gt;
1. Il comma 2 quater dell’articolo 51 del testo unico provinciale sulla tutela &lt;br /&gt;dell’ambiente dagli inquinamenti è abrogato. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Art. 2&lt;br /&gt;
Integrazione della tabella B del testo unico provinciale sulla tutela dell’ambiente dagli &lt;br /&gt;
inquinamenti &lt;br /&gt;
1. Nella tabella B del testo unico provinciale sulla tutela dell’ambiente dagli &lt;br /&gt;
inquinamenti, dopo la tabella relativa alle &amp;quot;Sostanze non comprese nella tabella superiore&amp;quot;, &lt;br /&gt;sono inserite le tabelle incluse nell&apos;allegato A di questa legge. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Art. 3&lt;br /&gt;
Disposizioni transitorie &lt;br /&gt;
1. Gli impianti esistenti, che abbiano ottenuto l’autorizzazione integrata ambientale &lt;br /&gt;
avvalendosi del comma 2 quater, dell’art. 51 del testo unico provinciale sulla tutela &lt;br /&gt;
dell’ambiente dagli inquinamenti, si adeguano ai limiti stabiliti dalla tabella B del testo unico &lt;br /&gt;
provinciale sulla tutela dell’ambiente dagli inquinamenti entro centottanta giorni dopo &lt;br /&gt;
l’entrata in vigore di questa legge. &lt;br /&gt;
2. I nuovi limiti stabiliti dall&apos;&lt;a href=&quot;http://www.giovannikessler.it/index.php/it/content/download/752/6179/file/DDL%20TULP%206.pdf&quot; target=&quot;_self&quot;&gt;allegato A&lt;/a&gt; si applicano agli impianti esistenti centottanta &lt;br /&gt;giorni dopo l&apos;entrata in vigore di questa legge.
&lt;/p&gt;

&lt;a name=&quot;eztoc6105_2_1&quot; id=&quot;eztoc6105_2_1&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;h3&gt;RELAZIONE al &lt;b&gt;disegno di legge “Modificazioni del testo unico provinciale sulla tutela dell&apos;ambiente dell’ambiente dagli inquinamenti”.&lt;/b&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;

La vicenda relativa all’acciaieria di Borgo Valsugana costituisce da tempo un momento di grande&lt;br /&gt;
tensione e sofferenza. Per coloro che vi lavorano, ma anche per le comunità che vive in quella zona&lt;br /&gt;
e per i soggetti e le amministrazioni che a vario titolo risultano coinvolte o chiamate in causa.&lt;br /&gt;
Dalle inchieste giudiziarie e dalle indagini amministrative che sono state condotte e che sono ancora&lt;br /&gt;
in corso sono affiorati molti e gravi elementi di criticità, soprattutto in ordine al rispetto dei limiti e&lt;br /&gt;
delle garanzie posti a tutela della salute dei lavoratori e della popolazione, a fronte&lt;br /&gt;
dell’inquinamento proveniente dalla diffusione dei fumi e delle sostanze tossiche prodotte dalle&lt;br /&gt;
lavorazioni dell’acciaieria.&lt;br /&gt;
Quali che saranno le conclusioni delle indagini e delle istruttorie in corso, un dato emerge&lt;br /&gt;
comunque fin d’ora con sufficiente sicurezza: ed è un dato che evidenzia uno stato d’inadeguatezza&lt;br /&gt;
e di confusione della disciplina normativa che regge sia il sistema dell’autorizzazione a suo tempo&lt;br /&gt;
rilasciata all’acciaieria, sia il regime dei successivi controlli svolti sugli scarichi inquinanti&lt;br /&gt;
provenienti da quelle lavorazioni industriali. Qui non è dato ripercorrere i vari passaggi legislativi&lt;br /&gt;
(come le varie modifiche al testo unico provinciale sulla tutela dell’ambiente dagli inquinamenti) e&lt;br /&gt;
amministrativi (come la procedura di concessione dell’autorizzazione integrata ambientale e gli&lt;br /&gt;
interventi di controllo degli inquinamenti prodotti) che si sono via via succeduti nel corso degli&lt;br /&gt;
anni. Va però sottolineato come la legislazione di base di questo settore risulti, alla prova dei fatti,&lt;br /&gt;
carente, non aggiornata e vagamente caotica, almeno sotto il profilo - che è quello più delicato -&lt;br /&gt;
della tutela della salute dei lavoratori e della popolazione dall’inquinamento prodotto dalle&lt;br /&gt;
lavorazioni potenzialmente inquinanti.&lt;br /&gt;
Il riferimento è quello alla disciplina normativa contenuta nel testo unico sulla tutela dell’ambiente&lt;br /&gt;
dagli inquinamenti (decreto del Presidente della giunta provinciale 26 gennaio 1987, n. 1-41/Leg.):&lt;br /&gt;
in particolare la normativa che stabilisce i limiti di accettabilità delle emissioni inquinanti contenuta&lt;br /&gt;
nella tabella B allegata al testo unico, da leggere in relazione alla disciplina di delegificazione&lt;br /&gt;
definita dall’articolo 51 del testo unico.&lt;br /&gt;
Va rilevato come la tabella in questione, che fissa i limiti di accettabilità per i vari inquinanti&lt;br /&gt;
prodotti da unità termiche ad uso produttivo (come l’acciaieria) non considera le diossine e gli&lt;br /&gt;
idrocarburi policiclici aromatici, per i quali la nostra legislazione provinciale non fissa quindi alcun&lt;br /&gt;
limite. Si tratta in realtà di sostanze note per la loro riconosciuta tossicità e presenti nelle emissioni&lt;br /&gt;
dei processi termici metallurgici o di incenerimento. Si comprende allora perché, di conseguenza,&lt;br /&gt;
l’AIA emessa nei confronti dell’acciaieria di Borgo non fissa alcun valore quantitativo massimo per&lt;br /&gt;
le emissioni di tali inquinanti, limitandosi a fissare un (meno significativo) valore di concentrazione&lt;br /&gt;
massima.&lt;br /&gt;
Il quadro normativo testé ricordato è stato ulteriormente modificato (e deteriorato) nel 2007 con la&lt;br /&gt;
legge finanziaria 2008 (l.p. 21 dicembre 2007, n. 23). Viene infatti introdotto il comma 2 quater&lt;br /&gt;
dell’articolo 51 t.u., che prevede un meccanismo di favore per gli impianti esistenti la cui attività&lt;br /&gt;
comporti livelli di emissione non compatibili con quelli previsti dalla normativa provinciale: in tal&lt;br /&gt;
caso, l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) può derogare dai valori limite vigenti in&lt;br /&gt;
provincia, rimanendo pur sempre nei limiti della normativa statale. L’acciaieria di Borgo Valsugana&lt;br /&gt;
- che non era estranea al procedimento di proposta legislativa concretizzatosi con le legge&lt;br /&gt;
finanziaria - si avvale della possibilità di deroga, formulando esplicita richiesta nell’aprile 2008. Di&lt;br /&gt;
conseguenza, la nuova AIA fissa un limite massimo di 6,75 kg all’ora di polveri inerti sospese che&lt;br /&gt;
possono essere introdotte nell’ambiente dall’acciaieria di Borgo Valsugana, contro i 2,88 kg/h&lt;br /&gt;
previsti dal testo unico delle leggi provinciali tuttora vigente, cui si deroga in virtù dell’intervento&lt;br /&gt;
legislativo effettuato con la legge finanziaria.&lt;br /&gt;
Ci troviamo davanti ad una situazione di carenza normativa, aggravata da un sistema derogatorio in&lt;br /&gt;
relazione al rilascio delle autorizzazioni AIA ad attività industriali già esistenti sul territorio, che&lt;br /&gt;
può indurre applicazioni in aperto contrasto con i principi cardine della normativa, come definiti a&lt;br /&gt;
livello comunitario e nazionale.&lt;br /&gt;
Su questi spunti e su queste considerazioni poggia la ragione di questa proposta legislativa, che -&lt;br /&gt;
intervenendo sul testo unico provinciale sulla tutela dell’ambiente dagli inquinamenti - punta a&lt;br /&gt;
recuperare le criticità normative esistenti, introducendo maggior certezza e rigore normativi nella&lt;br /&gt;
disciplina organica contro l’inquinamento ambientale, attraverso un duplice intervento:&lt;br /&gt;
a)&lt;br /&gt;
l’abrogazione della deroga alla legislazione provinciale vigente, introdotta dal comma 2&lt;br /&gt;
quater dell’articolo 51, t.u.l.p., in base alla quale si è ridefinita a suo tempo l’autorizzazione&lt;br /&gt;
(con limiti edulcorati) per l’acciaieria di Borgo Valsugana (art. 1);&lt;br /&gt;
b)&lt;br /&gt;
l’integrazione dalla tabella allegato B del testo unico, introducendo, per specifici processi&lt;br /&gt;
industriali, valori limite precisi e rigorosi per sostanze inquinanti (la diossina e gli&lt;br /&gt;
idrocarburi policiclici aromatici) attualmente non contemplate (art. 2).&lt;br /&gt;
Sotto un profilo normativo, la proposta di integrazione si fonda su una serie di leggi e regolamenti&lt;br /&gt;
nazionali a loro volta riferibili a indirizzi normativi europei, come la legge 6 marzo 2006, n. 125&lt;br /&gt;
(Ratifica ed esecuzione del Protocollo alla Convenzione del 1979 sull&apos;inquinamento atmosferico&lt;br /&gt;
attraverso le frontiere a lunga distanza, relativo agli inquinanti organici persistenti, con annessi,&lt;br /&gt;
fatto ad Aarhus il 24 giugno 1998), il decreto del ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998&lt;br /&gt;
(Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi&lt;br /&gt;
degli articoli 31 e 33 del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22) e il decreto legislativo 18 febbraio 2005, n.&lt;br /&gt;
59 (Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate&lt;br /&gt;
dell&apos;inquinamento).&lt;br /&gt;
Non è privo di significato il fatto che questa proposta riprenda analoghe regole in vigore (o&lt;br /&gt;
parametri in uso nel rilascio di AIA) presso altre regioni o realtà locali a noi vicine, che sono state&lt;br /&gt;
più precise e complete nel definire i valori limite delle emissioni inquinanti.&lt;br /&gt;
Naturalmente si è ben consapevoli che una cancellazione di un regime di privilegio e una&lt;br /&gt;
ridefinizione dei limiti delle emissioni - come qui suggerito - può comportare una revisione dei&lt;br /&gt;
parametri delle autorizzazioni integrate ambientali a suo tempo rilasciate, e indurre&lt;br /&gt;
conseguentemente a rivedere le modalità organizzative e strutturali degli stabilimenti, in funzione&lt;br /&gt;
delle misure atte ad attenuare l’impatto degli inquinanti in termini più rigorosi dell’esistente.&lt;br /&gt;
Proprio per questo si reputa opportuno stabilire una decorrenza dell’obbligatorietà dei nuovi limiti&lt;br /&gt;
spostata in avanti nel tempo, in modo da consentire quell’organizzazione di interventi necessari per&lt;br /&gt;
non far cessare e per mettere in regola i processi di produzione (art. 3).&lt;br /&gt;
Quella che oggi congediamo rappresenta - beninteso - una prima iniziativa di politica legislativa,&lt;br /&gt;
limitata ad un intervento specifico e puntuale. La affidiamo al dibattito consiliare con la&lt;br /&gt;
consapevolezza di possibili miglioramenti, ma anche con l’augurio di poter contribuire a rendere&lt;br /&gt;
più chiara la normativa di settore, e più sicura l’applicazione delle norme poste a tutela della salute&lt;br /&gt;
dei lavoratori, delle popolazioni e dell’ambiente.&lt;br /&gt;Trento,
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Firmatari&lt;br /&gt;
Giovanni Kessler&lt;br /&gt;
Mattia Civico&lt;br /&gt;
Margherita Cogo&lt;br /&gt;
Roberto Bombarda&lt;br /&gt;Mario Magnani
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:40:41 GMT</pubDate>
      <title>L&apos;aria del Trentino</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/l_aria_del_trentino</link>
      <description>
&lt;p&gt;
La vicenda dell’acciaieria di Borgo sembra quasi ridotta ad una interminabile querelle comitati – Provincia sui dati sanitari e ad una storia giudiziaria dagli esiti incerti e comunque non risolutivi. Eppure, da uno studio attento dei risultati dell’indagine giudiziaria e da un confronto sincero con la gente della Valsugana emergono documenti interessanti e nuovi scenari che chiamano la politica ad un’assunzione chiara di responsabilità.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Dalle e-mail intercettate dalla Procura, apprendiamo che negli anni dal 2004 al 2008 l’acciaieria non se la passava troppo bene: per dimostrare di stare nei limiti di legge, l’azienda “taroccava” secondo necessità i dati delle analisi sulle sue emissioni inquinanti. Nel 2007 l’agenzia provinciale all’ambiente (APPA) sta per concludere la lunga istruttoria che precede l’autorizzazione integrata ambientale (AIA), l’atto che dovrà fissare i nuovi limiti delle emissioni per l’impianto. Il primo ottobre di quell’anno la dirigenza dell’acciaieria scrive allarmata all’APPA: “non ce la facciamo a stare dentro i limiti previsti dalla legge provinciale sull’ambiente”. Evidentemente non si rivolge solo all’APPA, se il 31 ottobre l’allora assessore all’industria invia ai dirigenti dell’acciaieria una proposta di articolo da inserire in finanziaria che risolve per l’acciaieria il problema del superamento dei limiti. L’articolo in questione, sia pure scritto in “legalese”, dice una cosa molto semplice: se gli impianti industriali esistenti in Trentino non ce la fanno a rispettare i limiti di emissioni inquinanti fissati dalle leggi provinciali, possono essere autorizzati dall’APPA a superarli (purché nel rispetto della legge nazionale). La norma, come promesso dall’assessore, finisce nella finanziaria di fine anno, infilata nelle pieghe di commi bis, ter e quater, e viene approvata dal Consiglio senza che vi sia traccia di discussione in merito. Puntuale, qualche settimana dopo, l’acciaieria presenta formalmente all’APPA “richiesta di deroga ai limiti alle emissioni in atmosfera”, citando la finanziaria fresca di approvazione. L’APPA a quel punto non può che applicare la deroga. Le conseguenze non sono di poco conto: ad esempio, fino al 2009, grazie alla deroga, per le polveri non sono proprio fissati limiti di emissione oraria; nel 2009 la nuova autorizzazione consente l’emissione di 6,75 kg all’ora di polveri inerti, contro il limite massimo di 2,88 kg/h previsto dalle leggi provinciali sull’ambiente. Tramite le polveri si diffondono nell’ambiente le micidiali diossine; non c’è allora da stupirsi se il consulente della Procura afferma che nel corso di un sopralluogo in acciaieria nel marzo 2009 si è riscontrata una concentrazione di diossine superiore a quella ammissibile sui terreni industriali e notevolmente superiore alla concentrazione massima per i terreni residenziali, contaminazione considerata un rischio per le persone. Ma l’acciaieria non si accontenta e impugna al TAR l’autorizzazione concessa nel 2009, sostenendo che con la deroga introdotta dalla finanziaria avrebbe potuto ottenere limiti di emissione ancora più alti. C’è quindi ancora la possibilità (o meglio il rischio) che, se non si interviene con legge, in un prossimo futuro l’acciaieria sia autorizzata ad inquinare in maniera ancor più consistente.&lt;br /&gt;Studiando bene la tormentata vicenda dell’autorizzazione emerge un altro dato incontestabile: la carenza della nostra legislazione in materia ambientale. Ormai vecchio ed emendato in continuazione, il testo unico delle leggi ambientali trentino assomiglia ad un vestito pieno di rammendi e strappi. Gli operatori che lo devono applicare si trovano spesso in difficoltà e le autorità che sono chiamate a tutelare l’ambiente più d’una volta si scoprono disarmate. L’esempio più eclatante che viene da Borgo è quello delle diossine e degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), i veleni più pericolosi che si sprigionano dai processi termici di incenerimento e dai processi siderurgici. Ebbene, il testo unico leggi provinciali non prevede alcun limite di emissione di queste sostanze, non le considera proprio. L’APPA si trova perciò in difficoltà quando deve concedere le autorizzazioni alle varie unità produttive, non avendo le spalle coperte da norme di legge provinciale. Si spiega così il fatto che non sia oggi fissato alcun limite totale orario di quantità di diossine e di IPA che possono essere emessi in atmosfera dall’acciaieria, ma solo un meno significativo limite di concentrazione. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Ce n’è abbastanza per indurre chi ha responsabilità politiche ad agire. In primo luogo per abrogare la deroga concessa con la finanziaria del 2007 che oggi, anche alla luce dei comportamenti dell’acciaieria (l’unica azienda che si è avvalsa di essa), appare come una ingiustificata licenza ad inquinare. Poi per aggiornare la legislazione ambientale provinciale, fissando per i processi di incenerimento e siderurgici limiti di emissione rigorosi per le diossine e gli IPA, in linea con le più recenti direttive europee e nazionali e con i parametri in uso nelle vicine province di Verona e Bolzano. E’ il Consiglio provinciale che nel 2007 ha approvato la deroga, ed è quindi il Consiglio che oggi deve intervenire per rimediare. In questo senso, stiamo per presentare in questi giorni un disegno di legge, che mi auguro possa essere in breve tempo discusso ed approvato. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
In queste settimane sulle maggiori reti televisive nazionali si può vedere uno spot pubblicitario di uno yogurt trentino: su una colonna sonora fatta dal soffiare del vento sono mostrati paesaggi incantevoli, acque e foreste incontaminate; slogan finale: “Lo yogurt * è unico perché fatto con il suo ingrediente più importante: l’aria del Trentino”. Quella pubblicità ci dà un messaggio importante: “l’aria del Trentino” ha ormai un valore economicamente significativo, tanto che su di essa, sulla sua speciale qualità, si fonda una costosa campagna. Non tenerne conto, non agire per timori o calcoli politici, non sarebbe solo un danno alla salute delle persone che vivono sul territorio, ma anche un attentato al futuro economico della nostra terra. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Giovanni Kessler
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 29 Mar 2010 15:38:57 GMT</pubDate>
      <title>Il ruolo politico del presidente del Consiglio</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/il_ruolo_politico_del_presidente_del_consiglio</link>
      <description>
&lt;p&gt;

Ho già avuto modo di esprimere il mio pensiero sulla solitaria e non concordata scelta di Dellai di ritirare il disegno di legge sul personale. C’è però un aspetto della replica del presidente che non posso passare sotto silenzio. &lt;br /&gt;È la sua idea di un presidente del Consiglio che non dovrebbe svolgere funzioni politiche, non può presentare proprie proposte (specie se sgradite alla giunta) e deve invece limitarsi alla gestione dell’aula. Come ho dichiarato il giorno della mia elezione, il mio impegno di presidente è quello di fare in modo che l’assemblea diventi il luogo centrale della discussione, della mediazione e delle decisioni della nostra comunità e di garantire che a ogni gruppo politico e ad ogni singolo consigliere sia data un’effettiva possibilità di partecipazione. Come è scritto nel nostro Statuto. A questi principi mi sono sempre attenuto ed è anche per questo che ho criticato la scelta di modificare il nostro Statuto all’insaputa del Consiglio e, più recentemente, di ritirare dal Consiglio il disegno di legge sul personale, impedendo così ai consiglieri e ai gruppi di decidere in merito. Solo un forte profilo politico consente al presidente di esercitare appieno questo suo ruolo di difesa del Consiglio e della partecipazione democratica. Questo è ciò che avviene nella normalità della democrazia. Basti pensare al fondamentale ruolo politico esercitato dalla speaker del Congresso americano Nancy Pelosi o al presidente della Camera Fini che, come i suoi predecessori, è un protagonista del dibattito politico nazionale. Senza andare lontano, si pensi alle prese di posizione politiche del presidente Steger nella Volkspartei e alle sue proposte di legge o si consideri l’importanza di Erwig van Staa, presidente della Dieta tirolese, nel dibattito politico del Land Tirolo. Forse la tradizione trentina in materia è un po’ diversa, ma un po’ di cambiamento in questo senso non farà male. E se da tutto questo nasce qualche critica ad alcune sue scelte, il presidente della provincia non se n’abbia a male. Anziché intervenire con argomenti pretestuosi eludendo i problemi, risponda nel merito, esponendo le buone ragioni delle sue scelte. Così nasce il confronto e vive la democrazia. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Anche in Trentino.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Giovanni Kessler 
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 29 Mar 2010 15:20:46 GMT</pubDate>
      <title>Il consiglio doveva decidere</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/il_consiglio_doveva_decidere</link>
      <description>
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Presidente Kessler, al termine della seduta di mercoledì, dopo il ritiro del ddl sul personale, lei e alcuni esponenti del Pd siete sembrati piuttosto irritati per la scelta della giunta. Vuol spiegare perché?&lt;/b&gt; 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
«Io ritengo che l’ostruzionismo della Lega non sia stato scandaloso. E’ stata una scelta discutibile, ma la risposta andava gestita in aula. E’ quello il luogo deputato al confronto. Ritirare unilateralmente un disegno di legge al quale tutta la maggioranza aveva lavorato in commissione è stata una scelta che non condivido». 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La giunta ha però dichiarato che serve un ulteriore approfondimento in Commissione per trovare un compromesso. Questa non è una motivazione valida?&lt;/b&gt; 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
«Gli accordi, i confronti e le mediazioni si possono fare in aula. E poi ricordo che il confronto c’era già stato in commissione. Forse Dellai vuol portare la mediazione al chiuso, lontano dai riflettori del Consiglio provinciale. E poi io insinuo un altro dubbio...». 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale, Presidente? &lt;/b&gt;
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
«Che Dellai non creda più in questa riforma. Nel momento in cui avrebbe dovuto modificare le norme in modo più moderno e incisivo, ha approfittato dell’assist degli emendamenti della Lega per togliere di mezzo il provvedimento. Potevano concedere alla Lega un emendamento o decidere di tornare in Commissione e invece hanno scelto il ritiro diretto».
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La maggioranza era stata informata dell’intenzione del ritiro? &lt;/b&gt; 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
«No, noi l’abbiamo appreso la mattina. A me l’ha confermato l’assessore Gilmozzi all’inizio della seduta. Non è stata una decisione condivisa e me lo sarei aspettato visto che in quel disegno di legge sono confluiti anche proposte elaborate dal Pd». 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non è che stavolta il potere esecutivo abbia invaso un po’ troppo l’ambito di competenza del legislativo? &lt;/b&gt; 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
«Con l’opposizione le mediazioni si fanno in Commissione, ma si possono fare anche in aula. La verità è che c’è il serio sospetto che quel provvedimento verrà messo in un cassetto. Ma spero di sbagliarmi». 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Voi avete un vostro disegno di legge sui dirigenti. Lo riproporrete? &lt;/b&gt;
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
«Ora vedremo cosa fare. Se gli emendamenti alla legge fossero passati ci saremmo ritenuti soddisfatti, ma ora lo scenario cambia. Chiaro che se la giunta non fa niente, noi ripresentiamo il nostro testo con le modifiche già concordate con la giunta». 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nella maggioranza qualcuno ha prospettato il rischio che il ritiro così netto del ddl possa creare un pericoloso precedente. Lei che ne pensa? &lt;/b&gt; 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
«Condivido. La prossima volta la Lega ne presenterà 400 di emendamenti. E noi cosa faremo? Mi sembra strano che ci si sia spaventati da 180 emendamenti, non è tipico di Dellai. Una volta non sarebbe successo. Potevamo almeno iniziare a discutere e poi decidere». 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Intervista di &lt;b&gt;Luca Petermaier&lt;/b&gt; su &lt;a href=&quot;/index.php/it/trentinocorrierealpi.gelocal.it&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;“il Trentino”&lt;/a&gt; del 26 Marzo 2010
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Fri, 26 Mar 2010 15:52:35 GMT</pubDate>
      <title>Le proposte del PD del Trentino per la trasparenza e la democrazia.</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/le_proposte_del_pd_del_trentino_per_la_trasparenza_e_la_democrazia</link>
      <description>
&lt;p&gt;
Sottrarre le nomine negli enti pubblici e nelle società controllate dalla Provincia alla spartizione tra i partiti. Maggiore funzionalità della pubblica amministrazione e più trasparenza nella scelta dei dirigenti. Favorire la partecipazione dei cittadini anche con strumenti di democrazia diretta. Questi gli obiettivi di tre disegni di legge recentemente presentati dal gruppo consiliare del PD del Trentino. 
&lt;/p&gt;

&lt;a name=&quot;eztoc5844_0_0_1&quot; id=&quot;eztoc5844_0_0_1&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;h4&gt;&lt;b&gt;&lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://www.giovannikessler.it/index.php/it/content/download/711/5797/file/DDL%20Nomine%20e%20relazione%20accompagnatoria.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Disegno di legge sulle nomine negli enti pubblici e nelle società controllate dalla Provincia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;
Questo disegno di legge detta una disciplina organica sulle nomine di competenza della Provincia autonoma di Trento. Si tratta d&apos;un ambito di disciplina attualmente scoperto: la procedura delle nomine provinciali è oggi in massima parte contenuta in singole leggi di settore, che disciplinano l&apos;attività di soggetti, enti, organismi dove la Provincia svolge anche la funzione di scegliere (nominare, o designare, in parte o in tutto) i componenti dei relativi organi. Quindi una serie di leggi, approvate in tempi e con contenuti diversi, che non garantiscono una visione complessiva dei fenomeni e dei problemi relativi alla scelta dei soggetti che assumono incarichi di responsabilità, a vario titolo, nell&apos;ambito di soggetti - pubblici o privati - dove la Provincia esercita funzioni ed assume interessi e ruoli spesso assai rilevanti. 
&lt;/p&gt;

&lt;a name=&quot;eztoc5844_0_0_1&quot; id=&quot;eztoc5844_0_0_1&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;h4&gt;&lt;a href=&quot;http://www.giovannikessler.it/index.php/it/content/download/712/5808/file/DDL%20Dirigenti%20e%20relazione%20accompagnatoria.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Disegno di legge sui dirigenti provinciali&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;

Uno dei grandi temi nell&apos;analisi della politica contemporanea è quello sulla cosiddetta &amp;quot;tecnocrazia&amp;quot;. Spesso la macchina amministrativa è talmente complessa e importante che influenza, guidandole, le scelte della politica stessa. Ecco allora l&apos;importanza di garantire un apparato amministrativo di qualità, capace di valorizzare le tante competenze presenti facendole emergere secondo criteri meritocratici.&lt;br /&gt;Infatti anche nella pubblica amministrazione la mancanza di criteri che favoriscano la crescita professionale può creare sacche di inefficienza. 
&lt;/p&gt;

&lt;a name=&quot;eztoc5844_0_0_1&quot; id=&quot;eztoc5844_0_0_1&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;h4&gt;&lt;a href=&quot;http://www.giovannikessler.it/index.php/it/content/download/719/5889/file/DDL%20Referendum%20e%20relazione%20accompagnatoria.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Disegno di legge sui Referendum provinciali&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;

I referendum e le leggi di iniziativa popolare sono strumenti della democrazia diretta.&lt;br /&gt;
Importantissimi, quindi, per quella visione di potere partecipato, diffuso, equilibrato, controllato, efficiente che ispira la nostra concezione della democrazia e dell’autonomia.&lt;br /&gt;
Lo Statuto apre alla Provincia l’opportunità di utilizzare ampiamente lo strumento referendario prevedendone tre tipi: abrogativo, consultivo, propositivo.&lt;br /&gt;
Un elemento da sempre critico nella disciplina referendaria è quello relativo al quorum di partecipanti al voto richiesto per la validità del referendum stesso.&lt;br /&gt;In Svizzera, in Irlanda, Spagna, Regno Unito, Francia e in diversi Stati degli USA (California, Oregon etc), dove l’uso dello strumento referendario è frequente ed efficace, non è previsto alcun quorum. In altri paesi europei è previsto un quorum inferiore alla maggioranza degli elettori: in Danimarca è richiesto il 40 per cento, in Ungheria il 25. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Il disegno di legge presentato si propone di affrontare proprio questo elemento distorsivo considerando gli organi legislativi rappresentativi di tutti i cittadini solo fino al momento in cui i loro atti legislativi non sono contestati” da una parte significativa di elettori che ne chiedono l’abrogazione.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;i&gt;Dog Intelligence, foto di alicejamieson, rilasciata sotto licenza Creative Commons&lt;/i&gt;
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Sat, 13 Mar 2010 20:28:57 GMT</pubDate>
      <title>La delega sull’università: costi, limiti e opportunità </title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/la_delega_sull_universita_costi_limiti_e_opportunita</link>
      <description>
&lt;p&gt;
L’&lt;i&gt;”accordo di Milano”&lt;/i&gt;, tradotto nella legge finanziaria 2010 del dicembre scorso, regola il modo con cui la nostra provincia partecipa al federalismo fiscale e ai relativi oneri di perequazione e solidarietà tra le regioni italiane. Insomma, qualcosa dovevamo pagare ed abbiamo deciso per questo di accollarci gli oneri finanziari relativi all’università (oltre che alla cassa integrazione). In cambio ci vengono delegate dallo Stato le relative funzioni. Con un non trascurabile particolare: mentre gli oneri sono a nostro carico dal 1° gennaio 2010, potremo esercitare le relative funzioni – ovviamente nel rispetto dei principi della legislazione nazionale e della garanzia costituzionale dell’autonomia dell’università - solo dopo che saranno state emanate le norme di attuazione dirette a chiarire il campo della delega e a disciplinarne in concreto l’esercizio.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Cosa siano le norme di attuazione che la legge finanziaria richiede come condizione per l’effettivo esercizio delle nuove deleghe non è molto chiaro. E non deve essere stato del tutto chiaro neanche a chi ha fatto la trattativa, poiché nella legge finanziaria si parla semplicemente di “norme di attuazione” e non di norme di attuazione emanate dalla provincia, come invece era scritto nel testo dell’accordo. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Si discute quindi ora se per esercitare la delega (che già abbiamo incominciato a pagare) sia prima necessario un intervento legislativo provinciale o una normativa statale contrattata in sede di Commissione paritetica Stato - Province (la “Commissione dei 12”). Come è stato già da molti autorevolmente sostenuto, ritengo anch’io necessario che le norme di attuazione per l’esercizio delle nuove deleghe siano prodotte dalla Commissione dei 12. Siano cioè il frutto di un accordo specifico Stato - provincia, che metta al riparo la provincia e soprattutto l’università da conflitti di competenze con lo Stato e dal conseguente rischio di contenziosi costituzionali, ed eviti il caos giuridico (e la paralisi operativa) che deriverebbe dal sovrapporsi in materia di università di leggi provinciali e leggi statali in contrasto tra loro. Solo norme di attuazione statuaria contrattate in Commissione paritetica, in virtù del loro particolare status giuridico che le pone in posizione sovraordinata rispetto anche alla legislazione statale, consentiranno di fissare in modo chiaro ed inattaccabile i contorni della delega e lo spazio concreto in cui essa potrà esercitarsi. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Ciò significa che occorre mettersi al lavoro per trovare un’intesa con lo Stato che identifichi gli spazi entro cui la provincia di Trento possa esercitare le funzioni amministrative e legislative relative alla nuova delega. E’ prevedibile che non si tratterà di un esercizio di breve durata e durante questo periodo la provincia dovrà necessariamente astenersi da interventi legislativi che non siano quelli attinenti al finanziamento dell’Università, ossia all’unica attività chiaramente già trasferita alla provincia in base al testo della finanziaria. Una norma provinciale in particolare appare fin da subito e urgente e necessaria: poiché dal 1° gennaio lo Stato non finanzia più, in base all’accordo, la nostra università, è urgente che la provincia, con una manovra di assestamento del bilancio, individui e metta a disposizione le risorse finanziarie necessarie per consentire all’università di continuare ad operare senza incertezze. Non è un’operazione indolore, visto che lo Stato contribuiva con circa 80 milioni annui al funzionamento dell’università. Ma questo prevedono l’accordo e la legge finanziaria. Darvi rapida attuazione è questione di responsabilità.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
È difficile a questo punto eludere la domanda che la comunità ha già cominciato a porre: “ne valeva la pena?”. Non potevamo contribuire in altro modo alle esigenze del federalismo, assumendoci gli oneri (e i poteri) derivanti da funzioni diverse da quelle relative all’università di Trento? L’interrogativo non nasce da scarsa considerazione nei confronti della massima istituzione culturale della nostra provincia. Al contrario, è dettato proprio da una seria preoccupazione per le sorti dell’Università, la quale a seguito dell’accordo finisce per trovarsi, suo malgrado, in una condizione di incertezza giuridica e finanziaria che certamente non l’aiuta. Incertezza tanto più allarmante quanto meno sono prevedibili i tempi dell’accordo sulle norme di attuazione. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Non solo. Come noto, sulla base della legge saggia e preveggente che ne disciplinò la statizzazione, l’università di Trento è strettamente legata alla comunità provinciale. Questo legame è stato poi rafforzato da norme successive che altrettanto saggiamente e ponderatamente hanno assegnato alla provincia ulteriori poteri relativamente all’università. La provincia nomina il presidente del consiglio di amministrazione dell’università, partecipa alla formazione del suo statuto, è competente in materia di edilizia universitaria, concorre al finanziamento dell’attività di ricerca, in particolare attraverso un accordo di programma che fissa periodicamente obiettivi legati alle esigenze del territorio, e così via. È difficile immaginare che dai nuovi accordi possano venire alla provincia molti altri poteri significativi sull’università, considerati anche i limiti originari della delega, già ricordati. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Si sarebbe potuto invece, fuori dalle urgenze del federalismo fiscale, avviare una seria trattativa con lo Stato, per disegnare norme di attuazione statutaria ben meditate, che definissero in maniera chiara e precisa, oltre che giuridicamente stabile, nuovi poteri provinciali in materia di università e che aprissero vere opportunità di una disciplina innovativa anche rispetto alla legislazione statale. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Ecco perché ho sostenuto che sarebbe probabilmente stato assai più utile per tutti ottenere ora dallo Stato, in cambio del nostro contributo, funzioni diverse. Penso per esempio alle funzioni in materia di servizio di spedizione e recapito della corrispondenza (chieste ed ottenute invece da Bolzano) o relative all’amministrazione della giustizia (infrastrutture e personale ausiliario per far funzionare in maniera efficiente e rapida il servizio in provincia). Avremmo ottenuto poteri in campi importanti per l‘economia e per la comunità provinciale, nei quali oggi (a differenza che in materia di università) non abbiamo alcuna voce in capitolo; avremmo potuto facilmente affrontare e risolvere problemi di funzionamento evidenti nella gestione statale; avremmo potuto esercitare immediatamente le funzioni trasferite, senza la necessità di attendere la rinegoziazione di una cornice giuridica preliminare.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Ma tant’è. Qualcuno ha deciso frettolosamente per tutti. Ora non ci resta che cercare di utilizzare al meglio, per l’università e per la nostra provincia, le opportunità che possiamo trarre dalla nuova delega. Prendendoci innanzitutto il tempo necessario per discutere ed approfondire in quale modo le due comunità, universitaria e provinciale, entrambe giustamente gelose della loro autonomia, potranno collaborare al meglio per far crescere il Trentino. E riprendendoci anche i luoghi della discussione e del confronto democratico. Accoglieremo con interesse il contributo che sarà prodotto dalla commissione di esperti e di manager nominata dalla giunta. Ma il destino dell’università e le regole del suo rapporto con il territorio sono troppo importanti per essere delegati a tecnici. I partiti politici, il Consiglio provinciale, insieme all’università e a tutte le componenti della comunità, sono ora chiamati, sia pure tardivamente, a dare il loro contributo a questa pagina importante del nostro futuro. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Giovanni Kessler 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
&lt;i&gt;Pubblicato su “L’Adige” 11 marzo 2010&lt;/i&gt;
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Wed, 30 Dec 2009 17:02:00 GMT</pubDate>
      <title>Una migliore qualità della nostra democrazia</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/una_migliore_qualita_della_nostra_democrazia</link>
      <description>
&lt;p&gt;
Quando Giovanni Kessler era ragazzo e un amico aveva bisogno di un parere sincero, con lui si andava sul sicuro: la schiettezza non gli mancava. Lui dice che è una dote, prima ancora che caratteriale, antropologica. Nel senso delle radici trentine, di quel pragmatismo che ha sempre connotato gli abitanti di questa terra. C&apos;è da credergli, anche se è inevitabile sospettare che in tutto questo vi sia una buona dose di ereditarietà, pensando al carattere del padre Bruno, un grande protagonista della nostra storia più recente che in fatto di schiettezza, oltre che di straordinario intuito, non aveva rivali.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Kessler: un cognome che pesa. E che Giovanni ha portato sempre con disinvoltura, sicuramente con orgoglio, anche quando agli inizi degli anni Novanta - dopo essersi brillantemente laureato in legge ed essere diventato magistrato - viene nominato sostituto procuratore a Trento, nel bel mezzo del ciclone di tangentopoli. &lt;br /&gt;
Deputato nel 2001, ha alternato l’impegno politico con alte responsabilità istituzionali, come l’incarico di Alto Commissario per la lotta alla Contraffazione.&lt;br /&gt;Ha fondato l’Associazione per il Partito Democratico, nelle cui file nel 2008 è stato eletto consigliere provinciale, per poi essere nominato Presidente del Consiglio provinciale.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Una biografia ricca per un uomo che ha appena passato la cinquantina. Una storia personale che un po’ intimorisce. &amp;quot;Eppure in privato sono uno spirito gioviale, anche se forse non si direbbe a prima vista&amp;quot;, ammette. &lt;br /&gt;Alla politica Kessler arriva dopo un &amp;quot;giro largo&amp;quot;, passando per esperienze dure e altamente formative: basti ricordare le missioni OSCE in Kossovo e nell&apos;Est Europa per la Commissione Europea. Sono anche queste esperienze che delineano il leit motiv del suo impegno. “Ho capito che la cosa di cui si avverte più bisogno è la fraternità, il rispetto reciproco tra le persone. Il rischio del nostro tempo è quello di permettere che si affermi un «indurimento del cuore» ed un «rammollimento dello spirito»”. Giovanni Kessler richiama un passo di Jacques Maritain di straordinario valore e di assoluta attualità, assunto come motto dagli studenti della Rosa Bianca di Monaco: «Bisogna avere un cuore tenero e uno spirito duro». Esattamente l’opposto di ciò che sta accadendo in Italia, e che rischia di succedere anche in Trentino, se venissero meno l’apertura al senso di comunità e la coerenza dell’agire politico. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Di qui la necessità che la classe dirigente, cioè l’insieme dei corpi sociali e dei soggetti economici, civili, culturali che operano in Trentino, si assuma fino in fondo la propria responsabilità. Un impegno di natura straordinaria per affrontare in modo adeguato le sfide della globalizzazione dell’economia e dei saperi. &amp;quot; E’ necessario ripensare in profondità il rapporto tra le risorse e le competenze dell’autonomia e la gerarchia delle sue priorità. L’autonomia non è solo un’opportunità per avere più soldi: l’autonomia è un popolo che si sa governare sulla base di un progetto. Senza questa assunzione di responsabilità la tenuta dell’attuale assetto autonomistico appare alquanto precaria, messa in discussione da uno stillicidio di provocazioni e di tentazioni di taglio drastico delle sue prerogative. Il Trentino deve trovare la forza per ripensare culturalmente la propria identità, evitando il rischio che essa sia manipolata e condizionata dall’azione di gruppi e di corporazioni con interessi particolari &amp;quot;. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Il &amp;quot;Trentino che verrà&amp;quot; dovrà dunque, per il Presidente del Consiglio provinciale, passare attraverso tre snodi principali. &lt;br /&gt;
Innanzitutto, una più matura consapevolezza del radicamento internazionale della nostra Autonomia speciale e della necessità di sviluppare quella dimensione. Una sensibilità che Kessler ha maturato nelle sue esperienze a livello internazionale, nonché con la recentissima assunzione della Presidenza della CALRE (la Conferenza delle Assemblee legislative delle regioni d’Europa). &lt;br /&gt;
In secondo luogo, il rafforzamento dell&apos;inscindibile legame con Bolzano e con il Tirolo. &amp;quot;Ciò deve tradursi - spiega Kessler - nella creazione di istituzioni comuni, come il GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale), che abbiamo lanciato recentemente a Mezzocorona, in occasione della seduta congiunta dei tre Consigli. Altrettanto importante è lo sforzo di costruire una cultura comune e un comune sentire, rafforzando i legami profondi fra le comunità di questi territori. Dai nostri speciali rapporti con esse è nata la nostra Autonomia e solo se li sapremo far crescere riusciremo a mantenerla&amp;quot;. &lt;br /&gt;
In ultimo, l&apos;Autonomia speciale si deve tradurre nella continua ricerca dell&apos;eccellenza, sul piano amministrativo e legislativo, ma non solo. &amp;quot;Lavorare per l&apos;Autonomia deve significare anche coltivare uno speciale orgoglio, unito ad un profondo senso di responsabilità nell&apos;adempiere ai propri doveri&amp;quot;. &lt;br /&gt;Tutto questo richiede di migliorare la qualità della nostra democrazia locale, creando regole e comportamenti nuovi che rompano le concentrazioni di potere. &amp;quot;E’ necessario - ribadisce Kessler - impegnarsi perché la politica torni ad essere basata sulla partecipazione dei cittadini. I partiti sembrano, purtroppo, aver perso il loro ruolo di orientamento culturale e politico, di discussione e di decisione partecipata, per ridursi spesso a chiusi comitati elettorali”. Così, nella prassi quotidiana viene “esaltato il momento della decisione, mentre si tende a mortificare quello della partecipazione”.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

La politica ha quindi bisogno di un cambiamento culturale. &amp;quot;Un cambio di mentalità richiesto non alle persone che con passione praticano le più varie forme di volontariato politico, ma a chi ha fatto della politica la propria esclusiva fonte di reddito. E questo è anche un modo di riconnettere azione politica e vita reale &amp;quot;.&lt;br /&gt;
Il PD per Kessler è un grande strumento di rinnovamento democratico della politica. &amp;quot;Un PD può accendere l’ideale democratico nel cuore della gente, riconoscendo il valore del contributo di ciascuno, con nuovi strumenti di partecipazione &amp;quot;.&lt;br /&gt;Se democrazia significa davvero partecipazione e se partecipazione significa reale coinvolgimento dei cittadini anche nel governo della propria terra, ecco qui già delineato l&apos;identikit del prossimo candidato a presidente della Provincia, per le prossime elezioni del 2013: una persona che sappia ascoltare e coinvolgere i cittadini prima di decidere. &amp;quot;Questa persona dovrebbe avere la creatività istituzionale per strutturare una Provincia che sappia limitare il suo intervento nella società e nell’economia, senza confondere la giusta missione di sostegno allo sviluppo ed alla giustizia sociale con la pretesa di occupare ogni spazio. Vorrei – conclude Kessler - che fosse una persona in grado di entrare in sintonia con la sensibilità del popolo trentino e di valorizzare le esperienze personali di tutti, affinché ognuno si senta chiamato a fare la propria parte e a dare il proprio contributo&amp;quot;. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Mauro Marcantoni
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
da &amp;quot;&lt;a href=&quot;http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/&quot; target=&quot;_self&quot;&gt;il Trentino&lt;/a&gt;&amp;quot; del 30 dicembre 2009
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 16:25:47 GMT</pubDate>
      <title>Collegamenti ferroviari, banda larga e appalti pubblici</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/collegamenti_ferroviari_banda_larga_e_appalti_pubblici</link>
      <description>
&lt;p&gt;
L&apos;ordine del giorno 71, approvato all&apos;unanimità, impegna la Giunta a trasmettere ogni due anni al Consiglio provinciale una relazione corredata da tutti gli elementi conoscitivi in merito al processo di informatizzazione del Trentino, evidenziando anche l&apos;impegno finanziario. Ad illustrare l&apos;atto politico è stato il capogruppo del Partito democratico Luca Zeni. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Odg 72 Giovanni Kessler - Collegamenti diretti con Roma e le maggiori città italiane &lt;br /&gt;Anche quest&apos;ordine del giorno è stato approvato all&apos;unanimità con il parere favorevole della Giunta espresso dal presidente Dellai. Il dispositivo impegna a promuovere iniziative di confronto con i vertici di Trenitalia o altri gestori del traffico ferroviario passeggeri, per raggiungere ad accordi che soddisfino l&apos;esigenza di ripristinare adeguati collegamenti fra il Trentino, la Capitale e le maggiori città italiane. Si chiede inoltre di potenziare le risorse destinate al settore dei trasporti per favorire l&apos;utilizzo del mezzo ferroviario da parte degli utenti trentini o di coloro che intendono raggiungere il nostro territorio. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

Odg 73 di Giovanni Kessler - Attività conoscitive relative agli appalti di lavori pubblici&lt;br /&gt;Con il &amp;quot;sì&amp;quot; dell&apos;esecutivo espresso ancora dal presidente Dellai, l&apos;odg proposto e approvato dall&apos;aula prevede che l&apos;esecutivo fornisca alla competente commissione del Consiglio un quadro conoscitivo esauriente in materia di appalti di lavori pubblici nella nostra provincia, mettendo a disposizione la necessaria documentazione, assicurando la partecipazione dei responsabili delle strutture competenti alle sedute, con riferimento anche al tema dell&apos;impegno finanziario. 
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
I testi completi sono disponibili sulla parte destra della pagina, sotto il menu &amp;quot;Documenti correlati&amp;quot;.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Foto di Kevin Dooley, &amp;quot;Night train&amp;quot; (rilasciata sotto licenza CC - alcuni diritti riservati) 
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 15:02:53 GMT</pubDate>
      <title>La scommessa di Dellai</title><link>http://www.giovannikessler.it/index.php/it/articoli/articoli/la_scommessa_di_dellai</link>
      <description>
&lt;p&gt;
Il Presidente della Provincia Lorenzo Dellai ha relazionato al Consiglio provinciale in merito all’accordo, siglato a Milano con i ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, su richiesta del presidente dell’Assemblea legislativa Giovanni Kessler.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

La rilevanza dell’accordo, che ridefinisce l’assetto dei rapporti finanziari fra lo Stato e la Provincia autonoma di Trento (assieme a quella di Bolzano ed alla Regione), rappresenta un passaggio fondamentale per l’autonomia trentina ed è destinato ad incidere profondamente nella sua futura evoluzione. Il sistema finanziario provinciale costituisce infatti uno degli aspetti strategici dell&apos;ordinamento statutario, anche alla luce della riforma sul federalismo fiscale in corso di attuazione.&lt;br /&gt;
Da qui l’esigenza di un confronto in sede istituzionale locale, a cui il presidente della Provincia aveva già dato la propria disponibilità.&lt;br /&gt;Rimane il fatto che il Consiglio è rimasto escluso da un preliminare confronto sui contenuti dell&apos;accordo, che, invece, è avvenuto sotto la regia esclusiva degli esecutivi. Su questo il presidente Giovanni Kessler non ha nascosto il proprio disappunto. “Esprimo rammarico e disagio di fronte al fatto che il Consiglio provinciale, organo rappresentativo dell’intera comunità, non sia stato coinvolto nella definizione di questa intesa che rappresenta un passaggio fondamentale nella evoluzione dell’autonomia provinciale”.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;

L’intesa sottoscritta il 30 novembre consente, infatti, con una norma che sarà inserita attraverso un emendamento alla legge finanziaria dello Stato - in discussione in Parlamento - di modificare il titolo VI° dello Statuto di autonomia (quello relativo alle norme finanziarie) e di conseguenza introdurre un nuovo modello di finanza provinciale, senza necessità della procedura costituzionale stabilita dall&apos;articolo 103 dello Statuto.&lt;br /&gt;“Quello che preoccupa - sostiene Kessler – è che si venga ad affermare un precedente, secondo il quale si può cambiare una parte fondamentale del nostro Statuto attraverso l’esclusivo accordo dei rappresentanti dei due poteri esecutivi (Provincia e Stato), senza il coinvolgimento e la condivisione della comunità interessata e delle Istituzioni che la rappresentano”.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
01 dicembre 2009
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;
Foto di Víctor Pérez , &amp;quot;BAD DEAT Storyboard - Shot#08.&amp;quot; (rilasciata sotto licenza CC - alcuni diritti riservati) 
&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
  </channel>
</rss>