Nel 1980 inizio il mio servizio a Moggio Udinese tra gli anziani che ancora vivono nelle povere baracche del post-terremoto. Dopo pochi mesi sono chiamato a Balvano, in provincia di Potenza, come responsabile della presenza Caritas in quel paese di montagna appena distrutto dal terremoto, gemellato con la provincia di Trento. Lì trascorro un anno intenso e indimenticabile: gestisco l'emergenza dei primi aiuti, organizzo momenti di incontro, di studio e di discussione in una comunità privata all'improvviso dei luoghi e dei momenti comuni, visito i pastori che vivono isolati nelle campagne. A Balvano, in quei mesi, si mostra anche il volto solidale del Trentino: dal Centro Caritas passano centinaia di volontari, gruppi di paese, vigili del fuoco, alpini, che accolgo e cerco di mettere nelle migliori condizioni per lavorare.
Ritornato a Trento, continuo il mio impegno per un volontariato che non si limiti alla testimonianza, ma che rappresenti anche la promozione umana e lo stimolo alla ricerca delle cause dell'emarginazione, occupandomi anche dei detenuti e del loro reinserimento sociale.
Vengo nominato membro del Comitato Diocesano della Caritas di Trento.
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