GiovanniKessler

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Una migliore qualità della nostra democrazia

30/12/2009

Il presidente del consiglio provinciale guarda avanti: <<servono regole che rompano le concentrazioni di potere>>

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Argomenti: 'Politica trentina


Quando Giovanni Kessler era ragazzo e un amico aveva bisogno di un parere sincero, con lui si andava sul sicuro: la schiettezza non gli mancava. Lui dice che è una dote, prima ancora che caratteriale, antropologica. Nel senso delle radici trentine, di quel pragmatismo che ha sempre connotato gli abitanti di questa terra. C'è da credergli, anche se è inevitabile sospettare che in tutto questo vi sia una buona dose di ereditarietà, pensando al carattere del padre Bruno, un grande protagonista della nostra storia più recente che in fatto di schiettezza, oltre che di straordinario intuito, non aveva rivali.

Kessler: un cognome che pesa. E che Giovanni ha portato sempre con disinvoltura, sicuramente con orgoglio, anche quando agli inizi degli anni Novanta - dopo essersi brillantemente laureato in legge ed essere diventato magistrato - viene nominato sostituto procuratore a Trento, nel bel mezzo del ciclone di tangentopoli.
Deputato nel 2001, ha alternato l’impegno politico con alte responsabilità istituzionali, come l’incarico di Alto Commissario per la lotta alla Contraffazione.
Ha fondato l’Associazione per il Partito Democratico, nelle cui file nel 2008 è stato eletto consigliere provinciale, per poi essere nominato Presidente del Consiglio provinciale.

Una biografia ricca per un uomo che ha appena passato la cinquantina. Una storia personale che un po’ intimorisce. "Eppure in privato sono uno spirito gioviale, anche se forse non si direbbe a prima vista", ammette.
Alla politica Kessler arriva dopo un "giro largo", passando per esperienze dure e altamente formative: basti ricordare le missioni OSCE in Kossovo e nell'Est Europa per la Commissione Europea. Sono anche queste esperienze che delineano il leit motiv del suo impegno. “Ho capito che la cosa di cui si avverte più bisogno è la fraternità, il rispetto reciproco tra le persone. Il rischio del nostro tempo è quello di permettere che si affermi un «indurimento del cuore» ed un «rammollimento dello spirito»”. Giovanni Kessler richiama un passo di Jacques Maritain di straordinario valore e di assoluta attualità, assunto come motto dagli studenti della Rosa Bianca di Monaco: «Bisogna avere un cuore tenero e uno spirito duro». Esattamente l’opposto di ciò che sta accadendo in Italia, e che rischia di succedere anche in Trentino, se venissero meno l’apertura al senso di comunità e la coerenza dell’agire politico.

Di qui la necessità che la classe dirigente, cioè l’insieme dei corpi sociali e dei soggetti economici, civili, culturali che operano in Trentino, si assuma fino in fondo la propria responsabilità. Un impegno di natura straordinaria per affrontare in modo adeguato le sfide della globalizzazione dell’economia e dei saperi. " E’ necessario ripensare in profondità il rapporto tra le risorse e le competenze dell’autonomia e la gerarchia delle sue priorità. L’autonomia non è solo un’opportunità per avere più soldi: l’autonomia è un popolo che si sa governare sulla base di un progetto. Senza questa assunzione di responsabilità la tenuta dell’attuale assetto autonomistico appare alquanto precaria, messa in discussione da uno stillicidio di provocazioni e di tentazioni di taglio drastico delle sue prerogative. Il Trentino deve trovare la forza per ripensare culturalmente la propria identità, evitando il rischio che essa sia manipolata e condizionata dall’azione di gruppi e di corporazioni con interessi particolari ".

Il "Trentino che verrà" dovrà dunque, per il Presidente del Consiglio provinciale, passare attraverso tre snodi principali.
Innanzitutto, una più matura consapevolezza del radicamento internazionale della nostra Autonomia speciale e della necessità di sviluppare quella dimensione. Una sensibilità che Kessler ha maturato nelle sue esperienze a livello internazionale, nonché con la recentissima assunzione della Presidenza della CALRE (la Conferenza delle Assemblee legislative delle regioni d’Europa).
In secondo luogo, il rafforzamento dell'inscindibile legame con Bolzano e con il Tirolo. "Ciò deve tradursi - spiega Kessler - nella creazione di istituzioni comuni, come il GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale), che abbiamo lanciato recentemente a Mezzocorona, in occasione della seduta congiunta dei tre Consigli. Altrettanto importante è lo sforzo di costruire una cultura comune e un comune sentire, rafforzando i legami profondi fra le comunità di questi territori. Dai nostri speciali rapporti con esse è nata la nostra Autonomia e solo se li sapremo far crescere riusciremo a mantenerla".
In ultimo, l'Autonomia speciale si deve tradurre nella continua ricerca dell'eccellenza, sul piano amministrativo e legislativo, ma non solo. "Lavorare per l'Autonomia deve significare anche coltivare uno speciale orgoglio, unito ad un profondo senso di responsabilità nell'adempiere ai propri doveri".
Tutto questo richiede di migliorare la qualità della nostra democrazia locale, creando regole e comportamenti nuovi che rompano le concentrazioni di potere. "E’ necessario - ribadisce Kessler - impegnarsi perché la politica torni ad essere basata sulla partecipazione dei cittadini. I partiti sembrano, purtroppo, aver perso il loro ruolo di orientamento culturale e politico, di discussione e di decisione partecipata, per ridursi spesso a chiusi comitati elettorali”. Così, nella prassi quotidiana viene “esaltato il momento della decisione, mentre si tende a mortificare quello della partecipazione”.

La politica ha quindi bisogno di un cambiamento culturale. "Un cambio di mentalità richiesto non alle persone che con passione praticano le più varie forme di volontariato politico, ma a chi ha fatto della politica la propria esclusiva fonte di reddito. E questo è anche un modo di riconnettere azione politica e vita reale ".
Il PD per Kessler è un grande strumento di rinnovamento democratico della politica. "Un PD può accendere l’ideale democratico nel cuore della gente, riconoscendo il valore del contributo di ciascuno, con nuovi strumenti di partecipazione ".
Se democrazia significa davvero partecipazione e se partecipazione significa reale coinvolgimento dei cittadini anche nel governo della propria terra, ecco qui già delineato l'identikit del prossimo candidato a presidente della Provincia, per le prossime elezioni del 2013: una persona che sappia ascoltare e coinvolgere i cittadini prima di decidere. "Questa persona dovrebbe avere la creatività istituzionale per strutturare una Provincia che sappia limitare il suo intervento nella società e nell’economia, senza confondere la giusta missione di sostegno allo sviluppo ed alla giustizia sociale con la pretesa di occupare ogni spazio. Vorrei – conclude Kessler - che fosse una persona in grado di entrare in sintonia con la sensibilità del popolo trentino e di valorizzare le esperienze personali di tutti, affinché ognuno si senta chiamato a fare la propria parte e a dare il proprio contributo".

Mauro Marcantoni

da "il Trentino" del 30 dicembre 2009

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