GiovanniKessler

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L’unità del PD del Trentino

08/10/2009

la risposta di Kessler all’editoriale dell’Adige che rappresentava il PD del Trentino vittima di una minoranza. Versione integrale.

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Argomenti: 'Partito democratico'Politica trentina


Il livoroso editoriale dell’Adige di ieri offende l’esperienza politica del più grande partito trentino e i personaggi che dell’articolo sono gli involontari protagonisti: la vittima, “il pacifico Pacher” e il carnefice Kessler, “l’eterno rivale”. Ma prima ancora offende la verità dei fatti. E dai fatti occorre allora ripartire per ragionamenti più sereni e obiettivi.
Alberto Pacher è stato eletto lo scorso anno segretario del neonato PD del Trentino con il 70% dei voti. Un grande patrimonio di consenso che egli -con l’accordo di tutto il partito- ha pensato di investire nelle elezioni provinciali di pochi mesi dopo, per favorire il risultato della lista del PD e di tutta la coalizione. Visti i risultati, si è trattato certamente di una scelta azzeccata e vincente. Pacher era fin dall’inizio consapevole che il prezzo da pagare per quella scelta erano le dimissioni dalla carica di segretario se si fosse entrati al governo, tanto che lui stesso lo annunciò solennemente all’assemblea al momento di presentazione della sua candidatura. È lo statuto stesso del PD, voluto e votato all’unanimità dall’assemblea, a sancire l’incompatibilità tra cariche politiche e di governo, come strumento democratico per evitare incrostazioni di potere. E il PD del Trentino fa le cose che dice, che scrive e che promette. Così Pacher, divenuto assessore e vicepresidente della giunta provinciale, alla fine di dicembre dello scorso anno si è dimesso da segretario senza bisogno del “fuoco di fila” di alcuno. Nel giro di un mese, nei tempi e con i modi previsti dal nostro statuto, l’assemblea provinciale, con una maggioranza superiore ai due terzi dei suoi componenti, ha eletto nuovo segretario Maurizio Agostini, espressione della maggioranza del partito che si riconosceva in Pacher. Il nome di Agostini, che era stato proposto da una terna di “saggi” nominati dall’assemblea stessa per identificare i migliori candidati, ha avuto il convinto consenso mio e di tutti gli eletti nella lista a sostegno di Mattia Civico. Una prova di unità e di maturità del partito, che Luisa Patruno descrive invece come una imposizione della minoranza a cui ancora una volta Pacher (chissà perché) si è dovuto piegare.
Ma non basta, anche la scelta di non candidarsi ora nella lista a sostegno di Tonini è vista nell’articolo di ieri come scelta rinunciataria, compiuta dal “conciliante Pacher” per evitare “contestazioni e duelli” con “l’eterno rivale”. Non conosco le motivazioni della scelta di Pacher, ma so, come Luisa Patruno, che tutto il gruppo provinciale (tranne una consigliera), il segretario provinciale e molti militanti di base avevano ritenuto opportuno che i consiglieri provinciali, già membri di diritto dell’assemblea, evitassero di candidarsi per non togliere spazio ad altri candidati provenienti dalla base. E in questo non ho avuto alcun ruolo, anzi posso solo aggiungere la mia testimonianza: fu proprio Alberto Pacher nel luglio scorso, prima della discesa in campo di Tonini, a farmi la proposta di evitare le candidature dei consiglieri provinciali, a cui io volentieri aderii. Non v’era quindi alcun bisogno di pressioni o minacce a Pacher da parte di chi non riteneva opportuna la presenza dei consiglieri in lista.
Ora il nuovo strumento dell’”eterno rivale” sarebbe Michele Nicoletti con la sua squadra, che secondo l’articolo di ieri “ricalca in buona parte le liste [di Civico] del 2008”. Se invece di inseguire il suo teorema politico Luisa Patruno avesse dato un’occhiata alla realtà fatta di persone e di cifre, avrebbe potuto notare che Michele Nicoletti, con la sua capacità di attrazione, è stato in grado di presentare una squadra di 111 candidati, su un totale di 323 presentati dai quattro candidati segretario; che dei 111 di Nicoletti solo il 25% era candidato con Civico un anno fa; e che della squadra di Nicoletti fanno parte sostenitori di tutte e tre le mozioni nazionali ed anche non pochi candidati ed eletti nelle liste di Pacher di un anno fa. Le liste dei candidati alle primarie dicono che Nicoletti è un candidato che convince, unisce e che sa essere trasversale.
La parola passa ora agli elettori, cui spetta il compito di eleggere con le primarie il nuovo segretario e l’assemblea del PD del Trentino. Una prova unica di mobilitazione democratica, che toglie queste scelte alle chiuse stanze dei vertici di partito e consegna agli elettori la possibilità di cambiare la politica. Stiano sicuri gli elettori che la loro scelta sarà rispettata, che il segretario che vincerà le primarie avrà il sostegno di tutto il partito come lo hanno avuto Pacher e Agostini, che abbiamo ringraziato alla convenzione di domenica scorsa. I fatti dimostrano che il Partito Democratico del Trentino è un partito orgoglioso della sua breve storia, rigoroso nel rispetto delle regole della democrazia e unito nella sua azione politica.
Giovanni Kessler
Pubblicato sull’Adige del 6 ottobre 2009 (in quella versione con correzioni apportate dal giornale)

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